La Federcalcio e la Lega di Serie A hanno concesso al Milan il permesso di osservare un minuto di raccoglimento in memoria di Kobe Bryant prima della partita di Coppa Italia contro il Torino. Permesso accordato anche perché la squadra scenda in campo con il lutto al braccio per l'ex stella della NBA. Non è mai troppo tardi per rimediare a un errore clamoroso e soprattutto lasciare che il buon senso prevalga rispetto alle perplessità scaturite dal mancato assenso alla richiesta della società rossonera. La notte deve aver portato consiglio ma non tutto è bene ciò che finisce bene.

In questo caso le considerazioni da fare sono diverse, emergono spontanee a margine di quanto accaduto nelle ultime ore e allargano il raggio della vergogna che dovremmo provare ugualmente per la tempistica e per come si è arrivati alla decisione.

1. Kobe Bryant era tifoso del Milan e che il Milan abbia subito pensato di rendergli omaggio in campo, alla prima occasione utile, è cosa buona e giusta. Che non l'abbia fatto il Coni, la massima autorità sportiva italiana, e ancora la Figc e la stessa Lega di Serie A chiarisce la portata del pressappochismo con il quale è stata affrontata la questione. Se muore "Black Mamba", se muore il campione premiato con la statuetta dell'Oscar per il cortometraggio ideato dalla sua lettera di addio al basket, non c'è tanto da meditare… certe deduzioni, iniziative dovrebbero essere automatiche.

2. Non sorprende che il governo del calcio italiano abbia agito a scoppio ritardato. Almeno in questo caso lo ha fatto mentre pochi giorni fa, appresa della morte di Pietro Anastasi, ha lasciato che la cosa passasse sotto traccia. All'attaccante che col suo gol consegnò all'Italia l'unico titolo di Campione d'Europa finora vinto (1968) non è stata fatta alcuna dedica che non sia una contrizione di facciata.