Nella giornata in cui pareggiano le prime della classe Juventus, Inter e Napoli (1-1 con la Spal), brilla la stella dell'Atalanta che schianta l'Udinese per 7-1. Inevitabili, dunque, gli effetti sui promossi e bocciati del weekend, tra i quali spicca Ilicic, bravo anche a rubare la scena a Muriel pure autore di una tripletta, ma con due gol dal dischetto.

Da segnalare il migliore di giornata: quel Karamoh che ha fatto letteralmente impazzire la retroguardia dell'Inter. E a proposito dei nerazzurri, è di Conte il peggiore di giornata: quel Brozovic protagonista di una gara decisamente sottotono, con errori clamorosi che hanno messo in mostra l'insolita vulnerabilità della formazione.

Promossi

  1. Karamoh (Parma): è una delle due gazzelle che D'Aversa impiega ad arte per mettere a ferro e fuoco la difesa dell'Inter. Rispetto a Gervinho, pure lui in gol, l'ex di giornata brilla in misura maggiore per le giocate, la continuità e la qualità di tutte le scelte. Godin non lo prende mai e, grazie alla collaborazione di Kulusevski, approfitta degli errori di Brozovic, prima per il gol dell'1-1 e poi per rubare palla sulla trequarti e servire a Gervinho l'assist del momentaneo 2-1-
  2. Candreva (Inter): neanche lontano parente del giocatore immalinconito in panchina dalla cura-Spalletti. Il chiaro esempio di come spesso basti poco per passare dal non azzeccarne una a indovinarle tutte. Dopo il centro in Champions al Borussia Dortmund, si conferma anche col Parma trovando la rete del momentaneo vantaggio. Non bastasse, nel secondo tempo, serve anche un pallone d'oro a Lukaku che vale il 2-2 finale.
  3. Ilicic (Atalanta): quando in giornata, come contro l'Udinese, potrebbe tranquillamente aspirare alla maglia di una big europea. Fa tutto lui nella bella rimonta dell'Atalanta: prima il gol del momentaneo pari prendendo d'infilato l'intera difesa e bucando il portiere nell'angolino alla sua sinistra, poi conquista il rigore del 2-1 (realizzato da Muriel) causando l'espulsione di Opoku e infine torna a mettersi in proprio in occasione del 3-1 in mischia. Nel secondo tempo colpisce in pieno l'incrocio dei pali, dà il via all'azione del 5-1 di Pasalic e costringe Musso a una gran parata.
  4. Zaniolo (Roma): ha segnato in Europa League, si è ripetuto con il centro da tre punti contro il Milan. Sempre sul pezzo, sempre decisivo, specie in questo momento di grande difficoltà d'infermeria dei giallorossi. Regge la carretta insieme a super-Dzeko.
  5. Kouamé (Genoa): Thiago Motta lo lascia inizialmente in panchina, preferendogli Gumus, ma il suo ingresso nel secondo tempo è devastante. Colpisce una traversa, serve un assist e realizza il gol che completa la rimonta avviata da Agudelo. Con le sue doti avrà di che esaltarsi nel sistema di gioco del tecnico italo-brasiliano.
  6. Djuricic (Sassuolo): il pupillo di De Zerbi ci ha preso gusto. Dopo il gol che aveva inaugurato il tentativo di rimonta con l'Inter, si è ripetuto contro il Verona e questa volta per il bersaglio grosso. Il suo diagonale da oltre 20 metri, che ha terminato la corsa nell'angolo alto più lontano, è un capolavoro di balistica.
  7. Nandez e Simeone (Cagliari): con il centrocampista uruaguayano dobbiamo ripeterci. Giocatore ormai imprescindibile per Maran, per qualità individuali e capacità di dare equilibrio a un reparto ricco di elementi con propensione offensiva. Contro il Torino, oltre alla solita quantità, riesce a piazzare anche sul primo gol da quando è in Italia. L'attaccante argentino, invece, ha palesato sino a questo momento una maggiore discontinuità, ma all'Olimpico è stato un pericolo costante per la retroguardia granata. Oltre a servire a Nandez l'assist del gol, ha chiamato Sirigu a un paio di interventi impegnativi.

Bocciati

  1. Brozovic (Inter): non è giornata per il "sacerdote che predica in mezzo al campo" (citazione di Adani, resa durante la telecronaca Inter-Borussia Dortmund). D'Aversa mette sulle sue tracce Kulusevski che lo limita in tutto inducendolo due volte all'errore. Proprio due palloni persi sulla trequarti difensiva si rivelano decisivi per i gol del Parma. Non riesce a riscattarsi neanche con l'apertura per Candreva che porta al gol di Lukaku.
  2. De Ligt e Bernardeschi (Juventus): sull'olandese verrebbe da chiedersi se la Juve ha conservato lo scontrino. Naturalmente si tratta di una provocazione, ma appare ormai evidente che il ragazzo, sia pure tra mille attenuanti, stia facendo un'enorme fatica ad inserirsi nel nostro calcio. Un periodo di apprendistato è toccato a tutti, anche ai più grandi, ed è quello che si augura tutto il popolo juventino. Quanto all'azzurro, la sua involuzione è senza sosta. Sarri continua a dargli fiducia, ma Berna sembra patire più che giovarsi del ruolo di jolly.
  3. Calabria (Milan): dopo la squalifica che gli aveva fatto saltare la sfida col Lecce, resta a guardare dall'inizio anche con la Roma, poi però Pioli lo getta nella mischia al posto di Conti e lui combina il misfatto. Perde palla malamente sulla sua trequarti difensiva e da lì nasce il rapido cambio di fronte che porta al gol vittoria di Zaniolo.
  4. Balotelli (Brescia): appannato e parecchio in ombra, non riesce a lasciare il segno contro il Genoa. Dai suoi gol dipendono le percentuali di salvezza dei lombardi, ma per il momento non sta riuscendo a incidere, forse perché ancora alla ricerca della forma migliore.
  5. Quagliarella (Sampdoria): irriconoscibile e immalinconito. Non riesce ancora a trovare i giusti equilibri nel reparto offensivo e tanto meno a fare la differenza come lo scorso anno. Dal suo recupero, a cura di Ranieri, passa la ripresa della Samp.
  6. Opoku (Udinese): tiene in gioco Ilicic in occasione del gol del pari, poi lo affossa in area con un goffo intervento da dietro e si fa espellere. Una giornata da dimenticare per il difensore friulano che pure fino alla scorsa settimana non aveva sfigurato.
  7. Kjaer (Atalanta): perde un pallone sanguinoso in occasione del gol di Okaka, poi si fa trovare fuori posizione rispetto a un'accelerazione di Lasagna salvata solo da un gran intervento di piedi di Gollini. Il danese deve ringraziare i suoi compagni per non aver "depenalizzato" la sua giornata di scarsa vena.