Nell'ultimo turno che precede la seconda sosta per le Nazionali, restano ancora in bilico diverse panchine. A cominciare da quella di Giampaolo, sempre a rischio esonero, nonostante la vittoria in extremis contro il Genoa (1-2 a Marassi). Poco sicuro del suo status anche il collega ligure, Andreazzoli, per non parlare del blucerchiato Di Francesco al di là della Lanterna, reduce dal sesto ko in sette partite con il Verona.

Guardando invece ai vertici della classifica, il big match tra Inter e Juventus si è concluso con l'esame di maturità superato dai bianconeri di Sarri; perde ancora terreno invece il Napoli di Ancelotti, fermato sullo 0-0 dal Torino. L'Atalanta si tiene stretto il terzo posto (3-1 sul Lecce) metabolizzando, sia fisicamente sia psicologicamente, l'ultimo ko di Champions, mentre Lazio e Roma pareggiano rispettivamente contro Bologna (2-2) e Cagliari (1-1). Continua infine la scalata della Fiorentina che a Udine ha dimostrato di saper soffrire e di poter trovare risorse inaspettate in zona gol (1-0 decisivo di Milenkovic). Andiamo, dunque, ad eleggere i sette promossi e i sette bocciati dell'ultimo weekend.

Promossi

  1. Immobile (Lazio): un gol in Europa League e tre in campionato dal litigio con Inzaghi (con tanto di scuse). Questo il ruolino di marcia dell'attaccante campano che, dopo aver vinto l'oscar della sfortuna lo scorso anno per numero di legni colpiti, quest'anno sembra aver decisamente aggiustato la mira. Come dimostrano gli otto centri già messi a segno in altrettante gare tra campionato e coppe. E a fronte di una simile prolificità, siamo sicuri che Inzaghi sarà disponibile a perdonarlo ancora a lungo.
  2. Higuain (Juventus): istinto del killer e freddezza sotto porta. Il Pipita ha definitivamente vinto la sua scommessa con tutto e tutti. Ancora un gol decisivo a San Siro, in appena mezz'ora d'impiego, che fa il paio con il gran gol di Champions contro il Bayer Leverkusen.
  3. Paquetà (Milan): entra e cambia il volto al Milan mettendo lo zampino, in particolare, nel gol del momentaneo pari di Hernandez. Dalla soluzione dell'enigma tattico che lo riguarda passano anche, forse soprattutto, le possibilità di rilancio del Milan di Giampaolo.
  4. Kumbulla e Amrabat (Verona): le due migliori scoperte del neo-promosso Verona. Il primo, di nazionalità albanese ma nato a Peschiera del Garda, è un prodotto del vivaio gialloblù, il secondo – come già anticipato la scorsa settimana – un ottimo affare di mercato. Difensore di stazza, arcigno in marcatore e forte di testa Kumbulla, centrocampista di qualità e quantità Amrabat. Se continuano così, non solo Juric avrà maggiori chance salvezza da giocarsi, ma entrambi si trasformeranno presto in uomini-mercato.
  5. Milenkovic e Caceres (Fiorentina): non si vive di soli Chiesa, Ribery e Castrovilli a Firenze. Al contrario, la sensazione è che la svolta tattica di Montella sia arrivata proprio dall'introduzione della retroguardia a tre. Una svolta resa possibile dall'arrivo in chiusura di mercato dello svincolato Caceres. Altro che rincalzo, l'uruguayano si è preso subito le chiavi della difesa, componendo con Pezzella e Milenkovic un reparto solido e versatile, capace di fermare anche la Juventus di CR7. E se Milenkovic comincia a sfornare anche gol partita…
  6. Gomez (Atalanta): il Papu è l'anima di quest'Atalanta capace di riprendersi alla grande dalle fatiche/delusioni di Champions League. Con il Lecce arriva la quinta vittoria in campionato, la terza consecutiva dopo le due esterne con Roma e Sassuolo. L'argentino, peraltro, sta mettendo nuovamente in evidenza un'ottima vena realizzativa.
  7. Kluivert (Roma): in una Roma parecchio rimaneggiata e senza esterni offensivi di ruolo, l'olandese sta trovando continuità di impiego e rendimento. Tecnica, dribbling e facilità di corsa sono le sue qualità migliori e in quest'ultimo periodo le sta mostrando con una certa frequenza.

Bocciati

  1. Calhanoglu e Piatek (Milan): definirli in ombra e sottotono è quasi eufemistico. Giampaolo con sorprendente fiducia decide di confermarli dall'inizio, ma dopo 45′ senza guizzi, né iniziative degne di nome, è costretto a lasciarli negli spogliatoi all'intervallo. E la partita del Milan cambia…
  2. Quagliarella (Sampdoria): i blucerchiati sono alla sesta sconfitta in sette gare, la squadra non sembra aver trovato il necessario feeling con Di Francesco, ma ciò che è peggio è che il suo bomber appare completamente fuori dal progetto. Forse un segnale per Ferrero: servono decisioni rapide.
  3. Insigne (Napoli): un'altra prestazione poco convincente. Dovrebbe spaccare il mondo dopo la chiacchierata esclusione subita in Champions League, ma finisce ancora una volta dietro la lavagna. Abulico con pochi spunti e sostituito poco dopo l'ora di gioco.
  4. Strefezza (Spal): rovina una prestazione sontuosa con un'inutile e ingenua espulsione per doppia ammonizione, la seconda per simulazione in area di rigore. Il fatto che qualche giornale scelga ugualmente di conferirgli la palma di migliore in campo è piuttosto significativo.
  5. Palacio (Bologna): segna e mette insieme il solito gran lavoro prezioso offensivamente e per la manovra del Bologna, ma l'ingenuità che commette a pochi minuti dalla fine sgambettando Acerbi nella propria area di rigore sarebbe potuto costare caro agli emiliani.
  6. Correa (Lazio): nonostante i problemi fisici accusati nell'ultimo periodo, Inzaghi sceglie di ripescarlo a sorpresa per non rinunciare al sistema di gioco con i quattro "tenori" (Luis Alberto, Milinkovic-Savic e Immobile gli altri). A margine di una prestazione tra luci e ombre, però, riesce anche a sbagliare il rigore decisivo a tre minuti dalla fine e grazia Bologna e Palacio.
  7. Mandragora (Udinese): periodo di flessione per il centrocampista azzurro e la squadra ne risente. Tudor si augura di poter recuperare al più presto il faro del suo gioco.