Il fallo di mano di Calabria, costato il rigore dell'1-1 al Milan nella semifinale di Coppa Italia contro la Juventus, ha riportato alla memoria di molti un altro rigore assegnato nel corso di questa stagione calcistica: quello sanzionato contro il Cagliari nella sfida con il Brescia dello scorso mese di agosto, per un fallo di mano di Cerri molto simile – per dinamica – a quello fischiato da Valeri a San Siro.

Il fallo di mano di Calabria e il precedente Cerri

In occasione dell'incontro tra arbitri e allenatori organizzato nel mese di novembre, il designatore Nicola Rizzoli utilizzò proprio quell'episodio per spiegare la direttiva data agli arbitri in casi simili. E, sorprendentemente, l'indicazione va in una direzione opposta rispetto alla decisione presa da Valeri in Milan-Juventus: con un giocatore di spalle e in caduta, non può essere assegnato un calcio di rigore nel caso di un fallo di mano come quello di cui si è reso protagonista Calabria. Le parole di Rizzoli, all'epoca, furono chiarissime.

Cerri salta per prendere la palla di testa, non ci arriva di poco e cadendo va giù con un braccio così. E’ punibile o no? Conta la dinamica in questo caso, questa è la disposizione che abbiamo dato noi. Questo è un braccio tendenzialmente punibile, ma dobbiamo dare priorità alla dinamica e per noi questo non è rigore.

Il problema resta quello di sempre, in relazione al fallo di mano: una regola poco chiara che lascia grande spazio alla discrezionalità e che inevitabilmente genera confusione e mancanza di uniformità tra una decisione e l'altra. Di settimana in settimana è sempre più frequente assistere a valutazioni diverse per casi simili in occasione di tocchi con mano o braccia. E in un tale marasma regolamentare anche il supporto delle immagini del VAR rischia di perdere valore.