La rinascita del Napoli è coincisa con quella di Lorenzo Insigne. Contro la Lazio, il Magnifico, e capitano, ha trascinato la squadra alla vittoria, la prima nel 2020 e di capitale importanza perché fa proseguire l'avventura partenopea in Coppa Italia. Un gol a inizio match è bastato agli uomini di Gattuso di difendere con la grinta necessaria il risultato, riuscendo a riscattarsi dopo un periodo di crisi che sembrava infinito.

Proprio Insigne è l'emblema del nuovo corso di Gattuso: il neo tecnico dei partenopei ha puntato immediatamente sul giocatore, lasciandolo in campo il più possibile e schierandolo sempre dall'inizio, sette volte su altrettante partite ufficiali. Una netta differenza tra la gestione del giocatore da parte di Gattuso rispetto a quella di Ancelotti, visto che precedentemente Insigne rientrava come tutti i suoi compagni in un costante turn-over. Invece, la costanza regalatagli da Ringhio sta permettendo al Magnifico di tornare tale.

La rinascita con Gattuso: fiducia

Insigne è stato schierato titolare 7 volte su 7 da Rino Hattuso a sostegno della sua centralità nel nuovo progetto tecnico partenopeo. E se la discriminante con Ancelotti erano le sostituzioni prima del 75’, il leader degli azzurri è stato cambiato solo due volte (al 79’ contro il Parma e al 77’ contro la Lazio) unicamente per riposare dopo incontri dispendiosi. I fatti dopo le parole. Proprio nella conferenza stampa di presentazione, Gattuso aveva espresso già idee chiarissime a riguardo: "Insigne è un patrimonio del Napoli e devo riuscire a trasmettergli fiducia, a lui come a tutti. Lorenzo è il capitano e il simbolo di questa squadra"

L'eccessivo turn over di Ancelotti

Con Ancelotti, invece la situazione era più complessa, con Insigne che godeva di minore fiducia, rientrava in un turn over generale e non poteva scendere in campo con continuità. Lo dicono i numeri: schierato 15 volte da titolare in 21 incontri del Napoli di Ancelotti, Insigne si è visto sostituire in 7 occasioni prima del 75′. In pratica, una volta su due, Ancelotti lo toglieva dal campo dopo un'ora di partita. Scelte mal digerite, che – col senno del poi – non hanno portato al bene della squadra.