Nel bailamme napoletano di queste settimane, che ormai sfiora la barzelletta capace di farti ridere di pancia, non può che emergere la figura di Aurelio De Laurentiis, assumendo caratteri di capo-comico o statista a seconda di chi ne traccia il profilo. Ho pensato che questa situazione sia un plot perfetto per una serie tv e l’ho avvicinata alla serie tv del momento, Euphoria, fenomenale spaccato del presente e del prossimo futuro in Usa ma a breve in tutto il resto del mondo. Un prodotto culturale che ti spiega il momento come poche altre cose.

Per chi ha visto o non sa cosa sia Euphoria, bene tracciare alcuni profili psicologici dei personaggi principali e linkarli a quelli partenopei. Carlo Ancelotti è Cassie, il personaggio che non sa dove stare. Vuole dimostrare che il Napoli è un’azienda vera e come tale ci sono regole da rispettare, ma allo stesso tempo non vuole perdere la bonomia di padre di famiglia e capisce, dicendolo in pubblico, le ragioni dei calciatori. Sta un po’ da una parte e un po’ dall’altra, forse in attesa del contratto-fuga, ma così passa per scialbo e inconsistente, nonostante abbia un gruppo di giornalisti favorevoli che neanche il Nerone dei tempi belli.

Lorenzo Insigne è Jules, il pomo della discordia, il personaggio altro che rompe gli equilibri. Anche qui c’è una grande confusione, ma il personaggio è ben strutturato. Insigne vorrebbe essere il Napoli, ma un Napoli che vuole diventare più grande è troppo per questo Insigne. Lorenzo Insigne è un ottimo calciatore ma non può guidare tecnicamente e da un punto di vista di leadership una squadra che vorrebbe essere sempre fra le prime otto in Europa. Serve cambiare qualcosa, ma quando quel qualcosa cambia (tipo la centralità da dare a Lozano, costato tantissimo) scoppia il caso Insigne. Come andrà a finire non è facile saperlo.

Mertens e Callejon sono Leslie e Gia, madre e sorella di Rue, la protagonista principale della serie. Sono due personaggi che hanno vissuto senza clamori l’intera parabola di questo piccolo Napoli che vuole diventare grande, assecondando le necessità presidenziali e stimolandone i desideri. Hanno detto no ad altre squadre quando sono stati cercati perché hanno trovato un microcosmo per loro vitale per esprimersi al meglio. Quando il Presidente se l’è presa con loro dicendo che se loro due erano dei mercenari che volevano andare a fare ‘le marchette' in Cina la porta era lì, sembrava proprio una di quelle scene in cui Rue, nonostante madre e sorella le sono sempre accanto, le manda a quel paese e se la prende con loro (vita di merda in Cina? Ma è lo stesso che voleva fare affari con i “cinesi”? È lo stesso che ha giocato partite ufficiali in Cina?).

E infine il presidente Aurelio De Laurentiis, l’unico che non può essere associato a nessun protagonista di Euphoria, perché troppo difficile la definizione narrativa. Pensare che De Laurentiis sia un meschino e sfruttatore è una follia. Il capo di un’azienda può mettere delle regole, che se vengono accettate da tutti all’inizio, diventano poi prassi. L’errore è lì, bisognava discutere dal primo momento il valore di un ritiro. Il capo di un’azienda detta i processi da seguire, sono da discutere, non è legge scritta nella pietra, ma bisogna farlo a tempo debito, altrimenti si crea un effetto “fallo sfogare” molto deleterio. Un capo d’azienda e i suoi impiegati non possono decidere univocamente. Si parte sempre dalla condivisione dei punti di vista, per poi magari arrivare ad un’azione che sia presa da una singola parte, ma nella situazione napoletana sembra essere mancata la fase di contrattazione, ovvia se si vuole progredire e puntare a nuovi obiettivi.

Il presidente Aurelio De Laurentiis però non è neanche un integerrimo uomo d’ordine. Forse la cosa peggiore che ha è la sua difficoltà nel difendere/gestire le sue risorse umane. Ogni allenatore e calciatore che è andato via lo ha fatto o perché pensava solo ai soldi e aveva problemi personali (Cavani), o perché era ambiguo (Higuain), o perché faceva cose strane la notte (Lavezzi), o perché va a fare una vita di merda in Cina per due soldi (Hamsik e i prossimi Mertens e Callejon), o perché era un bestemmiatore cafone (Sarri), o perché era un po' sopra le righe (Mazzarri). L’idea di mobilità lavorativa è ancora poco conosciuta da De Laurentiis, che la prende sul personale (o rasserena la piazza) dicendo le peggio cose su chi fa le valigie.

Però, nonostante sia indecifrabile, l’unica persona che può risolvere la situazione napoletana oggi è proprio Aurelio De Laurentiis. Ancelotti sembra non avere la voglia e il carattere per immergersi in un pantano da cui vuole allontanarsi il prima possibile. I calciatori sono quello che possono. Chi non ha la forza di diventare un riferimento che abbatta, com’è giusto che sia, il pregiudizio del “guadagnano milioni vogliono pure parlare”, chi non ha le capacità per farlo, chi pensa già alla prossima estate, resta poco e niente. L’unico davvero che può o stravolgere tutto, ripartendo da pochi, oppure appianare tutto, per rafforzarsi come in un matrimonio vero, è solo il presidente del Napoli.