La prima volta che ho visto Stefano Sensi era solo un bambino piccolissimo. Mamma Angela mi chiese se potessi farlo giocare con il fratello per comodità logistica e perchè lui desiderava giocare con i più grandi.

A parlare è Davide Tacchi, il primo allenatore di Stefano Sensi, il centrocampista dell’Inter esploso definitivamente quest’anno nell’Inter con Conte. In quegli anni Sensi giocava nell’Urbania, squadra dell’omonima città che oggi milita in Eccellenza ma che da sempre possiede uno dei migliori settori giovanili della regione Marche. Tacchi ci ha parlato dell’incredibile impatto che Sensi ha avuto con avversari di due anni più grandi di lui, ma soprattutto della determinazione e dell’umiltà che fin da subito ha visto in Stefano. Una storia, quella di Sensi, da predestinato.

Il primo incontro con Sensi e quel rigore da brividi

A presentare Stefano a Davide Tacchi, fu mamma Angela, che durante tutta la giornata doveva dividersi per accompagnare tutti e quattro i figli agli allenamenti di calcio. Un disagio soprattutto logistico e di orari che un giorno, anche grazie alle esortazioni dello stesso Sensi, la portò ad avanzare una richiesta insolita a mister Tacchi, che poi sarebbe risultata decisiva. "Mi chiese – racconta lo stesso Tacchi – se potessi farlo allenare con la squadra di ragazzi di due anni più grandi di lui, quella del fratello Samuele. Inizialmente dissi che non era possibile e poi vedendo quel bambino così piccolo mi sembrava prematuro rischiare un salto così importante. Così decisi di mettermi in porta e di fargli calciare un rigore. Mi tirò ‘una fumata’ pazzesca con un calcio perfetto che mi lascio di sasso".

Dagli allenamenti al ‘Campetto della Breccia’ senza far la doccia

"Dai pulcini agli esordienti, Sensi andava a prendere palla, smistava – racconta Tacchi – si inseriva, insomma un vero trequartista, un predestinato. Io ridendo un giorno lo misi in porta, ma un bambino così diventava un campione anche se l’allenava mia moglie". Tacchi racconta della sua passione per il calcio, testimoniata anche da un aneddoto del tutto particolare: "Dopo gli allenamenti lui e il fratello tornavano a casa per giocare nel giardino. Non faceva neanche la doccia e andavano al ‘Campetto della Breccia’, lui abitava proprio lì. Era un ragazzo sveglio e il suo carattere ritengo sia stato fondamentale nel suo percorso di crescita. Quando lo riprendevo per aver calciato il pallone senza permesso durante il riscaldamento mi diceva: Mister me la sentivo".

Il passaggio al Rimini e via verso il professionismo

La storia di Sensi nel mondo del calcio però inizia lontano dalle Marche, precisamente in Romagna, a Rimini. "Nel 2007 lo lasciammo partire al secondo anno d’esordienti. A 12 anni infatti consigliammo ai genitori che era un giocatore già di un’altra categoria e decidemmo di farlo andare a giocare al Rimini con cui eravamo affiliati. Da qui in poi gli Allievi e la Juniores col Cesena e poi due anni a San Marino, prima di tornare a Cesena. In quel periodo era molto gettonato e i bianconeri decisero di tenerlo anche grazie al tecnico Drago che lo apprezzò tanto fino a farlo esplodere poi in B".

Un ragazzo umile e determinato. Che emozione vederlo giocare in B

Davide Tacchi si sofferma anche sul carattere di Sensi, evidenziando la sua determinazione e umiltà: "Usciva da scuola, mangiava il panino, andava a Rimini (che dista quasi un’ora da Urbania) e l’ha fatto per diverso tempo". E quando l’ha visto per la prima volta giocare in un campionato professionistico? "Quando l’ho visto la prima volta a Cesena in B è stata un’emozione incredibile, e in Nazionale poi…ho fatto fatica a prender sonno. Urbania è un piccolo paesino e oggi non si fa altro che parlare di lui anche perché Stefano non ha mai perso le sue radici".

Un rapporto ancora molto forte fra i due

"Spesso portiamo i ragazzi a vedere le sue partite e Sensi non perde mai occasione per venirci a salutare. Io gli dico sempre che il giocatore più forte fra lui e il fratello era il fratello e lui una volta mi rispose: ‘Si ok ma tu mi facevi giocare in porta'. La sua bravura me la ricordo benissimo, e con l’Urbania è sempre stato molto disponibile. Con l’Inter e con la Nazionale nel tempo ha preso poi la leadership così come a Cesena quando a 18 anni decise di calciare un rigore in B. Quando giocava a Sassuolo e Di Francesco lo lasciava spesso in panchina, facemmo lo striscione Sensi patrimonio Unesco".

La chiamata di Conte per andare all’Inter invece di scegliere il Milan

Tacchi ci ha raccontato anche un aneddoto di mercato molto curioso e significativo, anzi, quasi decisivo per il futuro del ragazzo che in estate sembrava essere ormai a un passo dal Milan. “In paese si diceva che il suo passaggio in rossonero non fosse così scontato. In tanti, infatti, parlarono di una chiamata di Conte che avrebbe telefonato personalmente a Stefano pur di convincerlo ad accettare l’Inter ed essere al centro del progetto dell’ex Ct della Nazionale. E infatti, ad oggi, quella scelta gli sta dando ragione”.

La conferma del suo grande valore e della determinazione di Sensi

Oggi Sensi gioca in Nazionale e nonostante abbia dovuto rinunciare alla chiamata di Mancini per le gare contro Grecia e Liechtensteina di questo weekend, il centrocampista sarà sicuramente uno dei protagonisti al prossimo Europeo 2020. “La prima intervista in Nazionale – ha detto Tacchi – conferma la sua grande determinazione: ‘Io c’ho sempre creduto’ nel senso non un sogno realizzato, ma è sempre stato un ragazzo calcisticamente deciso e determinato, che voleva fare questo nella vita e gli auguro ogni bene perché se lo merita davvero per ciò che ha sempre dimostrato anno dopo anno”.