Juve-Napoli, ha detto, è stato un viaggio sulle montagne russe. Esattamente come il suo, in un estate amarcord di rivincite più o meno silenziose. Era un numero da scaricare, Gonzalo Higuain. È rimasto, testardamente attaccato all'idea di poter ancora valere, di poter ancora brillare con Sarri nel ricordo dei 36 gol in una sola stagione, record in Serie A. Le prime partite hanno convinto il tecnico e la Juve, che ha rimesso in vendita la maglia col numero 21 nei suoi store. Sarà Higuain il riferimento dell'attacco bianconero. “Credo che sia il partner ideale per Cristiano Ronaldo” ha detto Pirlo, e vale più di un'investitura. Il Pipita segna, fa assist, sa far giocare la squadra: è perfetto per i bianconeri”.

Rivoluzione Higuain, ora è un ‘falso nove'

In una Juve in cui tutti avrebbero dovuto partire e poi tutti sono rimasti, compreso Mandzukic nonostante un chiaro ruolo da riserva della riserva, Higuain ricostruisce una matura e consapevole centralità. Contro il Napoli ha giocato la sua miglior partita dell'ultimo anno. Ha segnato con il suo unico tiro in porta, ha vinto quattro dei nove duelli offensivi, ha ricevuto dieci passaggi e altrettanti ne ha completati. Appena due gli appoggi in area, manifesto di un'evoluzione tattica che, come già a Parma, lo vede in evoluzione lontano dalla porta.

Da prima punta ad attaccante di manovra

Quando è partito per Londra destinazione Chelsea, Higuain era ancora un centravanti d'area, per quanto abile a galleggiare fra le linee. A 31 anni, per tornare la pepita della Juve, il Pipita si sta trasformando in attaccante di manovra. Gioca tanto spalle alla porta, la “parete” con Pjanic fa prendere tempo alla squadra e ne favorisce il riposizionamento in transizione. Libera spazio per gli inserimenti di Matuidi (e prossimamente si presume di Rabiot), e di Khedira (che si giocherà il posto di mezzala che occupa l'area con Ramsey).

A Parma, alla prima di campionato, ha dato il meglio quando ha giocato nello stretto, con una pluralità di compagni da poter servire. Situazione che con Sarri potrebbe diventare abituale e funzionale. Ha dialogato un paio di volte con Cristiano Ronaldo, e contro il Napoli l'integrazione è andata ancora meglio. Anche l'occupazione degli spazi dimostra una funzionalità chiara del Pipita nel contesto della squadra. Higuain occupa il corridoio centrale, tra il centrocampo e il limite dell'area, svuota la corsia sinistra e lascia CR7 libero di partire largo e di tagliare verso l'area di rigore.

Le posizioni occupate da Higuain contro Parma e Napoli
in foto: Le posizioni occupate da Higuain contro Parma e Napoli

Svuota l'area per Cristiano Ronaldo

È chiaro, lo era dalle prime parole di Sarri e ci si sorprenderebbe del contrario, che nell'attacco della Juve CR7 rimane direttore d'orchestra. Si muove poco che Cristiano Ronaldo non voglia. E Cristiano Ronaldo evidentemente vuole un attaccante così, che gli lasci libertà di scelta, gli conceda di essere attaccante ibrido, centrale pur essendo defilato. Certo, con questo meccanismo si svuota un po' l'area e con un terzo uomo come Douglas Costa si potrebbero complicare le partite contro difese aggressive che gli tolgono tempo e spazio in qualità di regista offensivo.

"Sono venuto con la motivazione e con la concentrazione di rimanere qui e credo che lo sto dimostrando", ha detto dopo la vittoria, con tanto di gol di sapore vintage, contro il Napoli. "Sono attaccato a questa squadra, a questa maglia, a questa società, a questi tifosi. L’importante è continuare su questa strada. Dal primo secondo in cui sono arrivato, avevo l’idea fissa di rimanere".

L’integrazione efficace tra Higuain, che si muove lontano dall’area, e CR7 che taglia dentro
in foto: L’integrazione efficace tra Higuain, che si muove lontano dall’area, e CR7 che taglia dentro

È tornato per essere uomo squadra

È tornato per essere uomo squadra, meno al centro della scena. Ha accettato un'evoluzione, se sarà rivoluzione è presto per dirlo, che invece Dybala in sé ancora contrasta. E ne sta pagando le conseguenze. Una scelta, quella di Higuain, che nasce anche dall'andamento fin troppo ondivago dell'ultimo anno. Dodici mesi vissuti all'insegna del crollo delle certezze, con un ingaggio alto che pesava sulle spalle come un marchio d'inadeguatezza. Perché quel costo è un privilegio da giustificare, un investimento da ripagare. Ma la resa non ha mai compensato l'attesa, e quel privilegio diventava sempre meno legittimo agli occhi di chi guarda.

Così, il suo 2019 si fa epifania dell'inno della Juve, è storia di un grande amore. È il bianco (di una luce ritrovata, di una gioia riscoperta) che abbraccia il nero. Nero di un anno non da dimenticare, ma da cui imparare senza farsi condizionare. Senza farsene inseguire come fosse una maledizione. Capitano della sua anima, ha fissato la sua rotta con la testardaggine cocciuta che è storia di famiglia.

È la testardaggine di papà Jorge, il Pipa, che è andato a giocare in Francia ma è tornato in Argentina perché i figli non crescessero in un Paese straniero. Di mamma Nancy, pittrice che come nome d'arte usava il cognome di suo padre, Zacarias. Santos Zacarias, maestro di vita e di boxe che ha passato la vita tra guantoni, sudore, il Lanus e i dischi di Gardel, e ha allenato anche Juan Manuel Coggi, che vinse il mondiale dei pesi welter junior contro il napoletano Patrizio Oliva il 4 luglio 1987 nell'estate del primo scudetto del Napoli di Maradona.

Higuain ha ereditato dal padre il soprannome, Pipita è derivato dal Pipa, etichetta che nasceva dal naso di Jorge alla Cyrano di Bergerac. E come il Cyrano di Guccini, Higuain non la sopporta la gente che non sogna. Alla Juve ha chiesto di lasciargli le ali, di volare ancora. Di salire insieme sulle montagne russe. E da qui non ha nessuna intenzione di scendere.