Il Milan è in piena crisi e soprattutto è in difficoltà sulle strade da scegliere. Il bivio è rappresentato dai prossimi impegni iniziando dalla Spal giovedì sera per poi sfidare le big del campionato in un tour de force che potrebbe essere devastante per la squadra che naviga a soli 3 punti dalla retrocessione. A prendere parola è stato anche il neo ad Gazidis, ex Arsenal, chiamato per mettere a posto le cose in società. Al momento, però, non si vedono effetti positivi. Oltre ai risultati negativi in campo, anche i conti non tornano: l'esercizio di bilancio chiuso il 30 giugno 2019 ha fatto registrare un rosso consolidato da -146 milioni, a fronte di perdite da -155 milioni

Le parole dell'ad all'assemblea azionisti

Nel corso del suo intervento in inglese durante l'assemblea degli azionisti rossoneri a Casa Milan, lad è stato duro nei concetti da esprimere nella speranza che arrivino a segno e portino ad un cambiamento radicale di tendenza: "Proseguiamo nella nostra strategia, lanciare i giovani anche perché per rispettare i vincoli del Fair Play Finanziario abbiamo accettato un divieto di partecipare alla Europa League"

Giovani, progetto a lungo termine, voglia di riaprire un ciclo ma anche obiettivi primari ed immediati: "Lanciare giocatori nel panorama internazionale come Bennacer o Piatek non significa che non investiremo in giocatori di esperienza che possano guidare i più giovani. Lo faremo di nuovo se sarà necessario ma a chi mi chiede di prendere trentenni rodati, dico no".

Il progetto ambizioso: giovani e vittorie

Bruciare soldi su giocatori in declino non solo peggiorerebbe i conti, ma andrebbe a peggiorare anche la parte sportiva. Noi vogliamo crescere, investire sul club anche fuori dal campo per aumentare i ricavi commerciali. Servirà del tempo, non si può fare da un giorno all'altro

Gazidis spiega l'obiettivo del cammino del Milan di Elliott, un progetto ambizioso che sta scontrandosi con una realtà peggiore del previsto ma non per questo un progetto perdente: "Riportare il Milan al vertice del calcio italiano e mondiale e non metterci 10-15 anni. Siamo tutti impazienti, ma la realtà è che ci vuole del tempo. Non vogliamo fare promesse che non si avvereranno".