Costi elevati, ritardi e spese folli: anche questo è Confederations Cup (VIDEO)
E' stata ribattezzata la ‘rivolta dell'aceto', perché con i fazzoletti imbevuti del liquido i manifestanti riescono a sfumare gli effetti dei lacrimogeni che le forze dell'ordine sparano sulla folla. Il caro biglietti è stato la scintilla che ha acceso la protesta, propagatasi da San Paolo fino a Brasilia: moti di piazza, come in Turchia, ma questa volta contro l'aumento improvviso delle tariffe dei bus scattato contestualmente alla Confederations Cup e al Mondiale del 2014. Cortei e scontri che fanno da corredo accessorio all'enorme spreco di denaro statale per la costruzione e l'ammodernamento degli stadi (anche in previsione dei Giochi Olimpici del 2016) mentre Trasporti, Sanità ed altri servizi pubblici – urlano le persone scese in piazza a protestare – languono.
Road map verso il 2014. I ritardi accumulati sono incredibili e alimentano la crescita esponenziale del budget stanziato: 2.5 miliardi e mezzo di euro, solo per restare focalizzati sulle opere legate agli impianti (di cui 5 profondamente ristrutturati e altri 7 edificati ex novo) per un costo complessivo che, secondo le previsioni iniziali, sarebbe pari a 13.28 miliardi di dollari. Emblematica è la situazione del Maracanà: costato 370 milioni di euro e inaugurato nonostante lacune strutturali così gravi da trasformarlo in un enorme pantano dopo un violento temporale (come accadde nello scorso mese di marzo). Ritardi e somme da capogiro soffiano sul malcontento popolare soprattutto se paragonate all'ultima edizione della Coppa del Mondo: nel 2010, in Sudafrica, solo per gli stadi vennero spesi 1 miliardo e 400 milioni di dollari. Ma non è finita perché al business plan vanno aggiunti anche gli stanziamenti programmati per le Olimpiadi del 2016: 14 miliardi di dollari (di cui una decina per le infrastrutture), mentre dalle favelas rimbomba l'eco delle sofferenze e della povertà.
