Il CIES, il Centro Internazionale di Studi sullo Sport con sede in Svizzera, contesta il trasferimento di Pinamonti che l'Inter ha ceduto al Genoa per 18 milioni. Una cifra considerata "elevata e gonfiata ad arte per aggirare il fair-play finanziario UEFA". Le critiche immediate dei tifosi si indirizzano su due temi principali. Da un lato il merito sulla valutazione del giocatore, che l'osservatorio stima sulla base di un algoritmo costruito su una base di oltre 2000 mila trasferimenti in Europa costantemente aggiornata. Dall'altro non mancano le accuse di parzialità, la presentazione di casi analoghi di altre squadre, come la Juve, su cui il CIES non si sarebbe espresso con la stessa veemenza. Un tifoso cita i casi di Sturaro, Audero, Cerri, Orsolini, Spinazzola e Caldara. "Magari non tutti, ma sono altri ottimi esempi e chissà quanti ce ne sono ancora", commenta il CIES dal suo profilo.

Serie A, oltre 700 milioni di plusvalenze

Al di là della valutazione del giocatore, che come tutti vale quello che il miglior offerente è disposto a pagare per acquistarlo salvo apposizione di clausole specifiche, il calcio italiano continua a manifestare una crescente dipendenza dalle plusvalenze. Solo nell'ultimo campionato, come conferma il Report Calcio della FIGC che sarà presentato il 9 luglio a Roma, le plusvalenze hanno superato i 700 milioni, su un totale di 3 miliardi di ricavi. Una cifra coperta per un terzo solo da Roma (132 milioni) e Juventus (113).

Cos'è e come si genera una plusvalenza?

Si tratta della differenza tra il prezzo di vendita e il valore contabile del calciatore al momento della cessione. L'entità della plusvalenza non si misura, infatti, sul prezzo di acquisto, ma su quanto il giocatore “pesa” nel bilancio al momento della cessione. Ogni operazione di mercato, infatti, non viene messa a bilancio subito nella sua interezza, ma distribuita lungo gli anni di contratto del calciatore: è il cosiddetto ammortamento. Per cui, un giocatore acquistato per 20 milioni con un contratto da 5 anni avrà un impatto nel bilancio di 16 milioni la prima stagione, 12 la seconda, 8 la terza, 4 la quarta, 0 a fine contratto. Rivenderlo a 20 milioni darà una plusvalenza di 4 milioni dopo un campionato, otto dopo due eccetera.

Il caso Chievo-Cesena

Le plusvalenze sono praticamente raddoppiate negli ultimi quattro anni. Nel 2015-16 infatti raggiungevano i 376 milioni, l'anno successivo sono volate a 690 con le vendite record di Pogba e Higuain per poi superare i 700 milioni: 731 la scorsa stagione, secondo l'inchiesta della Gazzetta dello Sport dello scorso marzo, 717 quest'anno, come anticipa uno studio di Repubblica.

Il sistema di per sé è perfettamente legale. Certo, non sono mancate distorsioni. I giudici hanno indagato su operazioni che hanno coinvolto Inter, Milan e Genoa nel 2013 e l'anno scorso su una trentina di scambi tra Chievo e Cesena tra 2014 e 2017. Operazioni che hanno permesso di mettere a bilancio quasi 67 milioni di euro complessivi per l'acquisto di calciatori del vivaio spesso immediatamente trasferiti a titolo gratuito in serie minori. La Gazzetta della Sport citava ad esempio il trasferimento di Carlo Alberto Tosi, terzino classe 2000 del Chievo dal valore stimato di 50 mila euro, venduto al Cesena per 4,5 milioni. Il club realizza una plusvalenza del 9000%, il Cesena lo gira in prestito gratuito al Carpi dove gioca meno di dieci partite in Primavera 2.

Fra il 2014 e il 2017 tenere il Chievo in Serie A è costato 244 milioni a fronte di entrate ordinarie (diritti tv, contributi della Lega, botteghino e area commerciale) per poco più di 180 milioni. Nello stesso periodo, scrive Marco Bellinazzo sul Sole 24 Ore, “sono fiorite plusvalenze da calciomercato per 60 milioni”. Più di un terzo, aveva anticipato Pippo Russo su calciomercato.com, attraverso le cessioni, anomale per la sproporzione tra la somma e la qualità dei calciatori, al Cesena.

Come funziona il diritto di riacquisto

La vendita di Pinamonti al Genoa mette in evidenza un altro aspetto. Come in molte delle operazioni che hanno permesso all'Inter di realizzare 121 milioni di plusvalenze dal 2014 soprattutto grazie ai giovani del vivaio, si parla di un impegno a riacquistare il calciatore tra due anni a un a cifra leggermente superiore. È il cosiddetto diritto di riacquisto sul modello spagnolo. Un meccanismo che permette al club, quando cede un calciatore, di fissare già il prezzo per riacquistarlo.

La Juventus ha fatto spesso ricorso a questa clausola, anche se ha deciso di non far valere il diritto al riacquisto per Audero e Cerri, riscattati da Sampdoria e Cagliari, con una plusvalenza complessiva appena inferiore ai 29 milioni. Ha ancora tempo fino al 2020, però, per ricomprare Mandragora dall'Udinese per 26 milioni. L'Inter ha ceduto, con diritto di “recompra” Bettella (all’Atalanta per 7 milioni), Odgaard (7 milioni dal Sassuolo in cambio del prestito di Politano), Valietti e Radu (rispettivamente 7 e 5 milioni pagati dal Genoa), ricostruisce Marco De Santis su Ultimo Uomo. La Roma ha ceduto all'Atalanta Tumminello per 5 milioni e imposto una clausola per ricomprarlo a 13 entro il 2020. Anche il Napoli ha previsto la clausola per riacquistare Inglese dal Parma.

Ad aprile, però, il Consiglio della FIGC ha modificato lo strumento del controriscatto. Da questa stagione, ha spiegato il presidente federale Gabriele Gravina, avrà effetti sotto il profilo fiscale solo quando l'opzione viene effettivamente esercitata, dal primo giorno della finestra estiva della seconda stagione dopo la cessione.

L'aumento degli scambi

Le squadre hanno anche un ultimo strumento per tentare di arginare la principale debolezza del calcio italiano, la scarsa diversificazione dei ricavi unita alla poca attenzione verso la creazione delle condizioni perché si possa raggiungere l'obiettivo (internazionalizzazione del brand, costruzione degli stadi di proprietà). È l'alimentazione degli scambi. Solo in questi giorni di mercato estivo, le squadre hanno scambiato calciatori per un valore totale di 150 milioni: Spinazzola e Luca Pellegrini (tra Juventus e Roma), Manolas e Diawara (tra Napoli e Roma), Brazao e Adorante (Inter e Parma), Sala e Sensi (Sassuolo e Inter), Lazzari e Murgia (Lazio e Spal). Dei 150 milioni nominali, però ne vengono spesi solo quaranta.