Da diverse settimane la squadra dello Wuhan Zall con tutto il suo staff tecnico è obbligata a non potersi muovere dal proprio ritiro in Andalusia, in Spagna, scelto mesi addietro per la preparazione della nuova stagione nel campionato cinese. Il motivo è presto detto: la pandemia per il coronavirus scoppiata in Cina, proprio nella città di Wuhan, ha impedito alla squadra e ai tesserati del club di fare ritorno in patria, trasformando il ‘bueno ritiro‘ in una e vera ‘zona di quarantena‘.

A oltre 10 mila chilometri dalla Cina, dunque, lo Wuhan è obbligato ad attendere – al momento – a tempo indeterminato aspettando il da farsi e l'eventuale ‘via libera' che dovrebbe arrivare dalle autorità cinesi solamente nel momento in cui il virus sarà considerato sotto controllo. Il ritiro spagnolo era stato deciso mesi fa, dalla società cinese. Un'abitudine diffusa tra i club asiatici, che spesso e volentieri preferiscono l'Europa come meta per preparare i propri campionati.

Il ritiro diventato ‘prigione'

Il punto di ritrovo dello Wuhan è stato Sotogrande, in Andalusia (Spagna) e l'arrivo dei giocatori e dei dirigenti è avvenuto circa 15 giorni fa. Una parentesi di preparazione in vista della Chinese Superleague, il campionato principale del Paese (che a sua volta è stato sospeso dalle autorità proprio per il diffondersi dell'epidemia). Da quel momento ad oggi – e nei prossimi giorni fino a comunicazioni precise – tutti i tesserati sono tenuti sotto controllo dalle autorità spagnole, con base all'Hotel Encinar de Sotogrande. 

Controllo capillare per evitare allarmismi

La preoccupazione principale è che non vi siano ‘dispersioni non autorizzate' di persone, dunque non controllate e che potrebbero creare allarmismi facilissimi in questo momento in cui ovunque c'è la massima allerta. Poi, un altro problema non da poco che sta affliggendo squadra e staff dello Wuhan: non avere notizie dirette di amici, parenti e familiari che hanno lasciato al momento della partenza per la Spagna.