Una vittoria contro il Perugia per ripartire. Una vittoria perché – come si dice in gergo – vincere aiuta a vincere. Una vittoria (2-0) che "scalda" un San Paolo mezzo vuoto e consegna al Napoli la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia, laddove i partenopei incroceranno la Lazio di Simone Inzaghi (4-0 alla Cremonese) e avranno così la possibilità di spazzare via il ko preso all'Olimpico per un errore clamoroso di Ospina. La parata su rigore del portiere colombiano (si riscatta dopo la "topica" su Immobile) a fine primo tempo e la doppietta di Lorenzo Insigne su calcio di rigore (perfetta l'esecuzione dei tiri dal dischetto) un po' spezzano l'incantesimo e un po' restituiscono fiducia a una squadra che nelle ultime settimane aveva raccolto solo delusioni: 3 sconfitte su 4 match nonostante l'avvicendamento in panchina tra Ancelotti e Gattuso, un trend che pesa come un macigno sulle ambizioni di rimonta in classifica.

Ecco perché il successo in Coppa Italia, contro una formazione inferiore per rango tecnico, per ironia della sorte diventa un match importante per il morale. A furia di prenderle sempre quasi ti convinci che la malasorte s'è così accanita da non avere altre opportunità per rialzare la testa. Passano gli azzurri dopo un primo tempo giocato con maggiore pressione per la voglia di chiudere subito la pratica. Lo hanno fatto costruendo buone trame offensive grazie al dinamismo di Lozano, a qualche spunto di Zielinski, al "mestiere" di Llorente in mezzo all'area di rigore e trovando il gol dagli undici metri per due volte.

Due tiri dal dischetto col Var protagonista. Quanta grazia… l'ultimo penalty concesso ai campani risale addirittura allo scorso mese di settembre (a Lecce) e a segnarlo fu proprio il capitano. Il terzo rigore, invece, sempre con l'ausilio del mezzo tecnologico viene assegnato al Perugia per una palla carambolata sul braccio di Hysaj. Decisione giusta (l'arto era molto lontano dal corpo) alla quale rimedia Ospina bloccando a terra la conclusione.

Nel pomeriggio con poche emozioni c'è spazio anche per l'esordio di Diego Demme: entra nella ripresa al posto di Fabian Ruiz, indossa la maglia numero 4 e si piazza nel cuore della mediana. Gattuso gli concede il debutto tra gli applausi dei tifosi che nelle prossime ore potrebbero accogliere ufficialmente anche Lobotka. Due colpi là in mezzo, in quella porzione di campo divenuta una mattanza per il Napoli. Non dovrebbero essere gli unici nella sessione invernale di gennaio che consegnerà al tecnico una squadra "aggiustata" e sulla via del rinnovamento.

Dal Via del Mare al San Paolo, in mezzo c'è tutta la stagione balorda: vedere gli azzurri in cima alla seconda parte del tabellone mette i brividi. È l'amara realtà di un campionato iniziato con ben altri auspici e poi franato ‘un giorno all'improvviso' con la rivoluzione di ottobre e l'ammutinamento, le polemiche interne, i mal di pancia sui rinnovi del contratto, il turnover esagerato e la confusione tattica, una rosa sbilanciata e senza equilibrio, un gruppo capace di grandi imprese (in Champions contro il Liverpool campione d'Europa, corazzata in Premier) e altrettante figuracce. Gattuso sapeva a cosa sarebbe andato incontro ma lui è sempre stato un "buon diavolo" e all'inferno ci sguazza. Sa come si gestiscono verte situazioni, saprà anche uscirne varcando così la porta dell'Ade e tornando dall'altra parte della classifica? Nel mondo dei vivi.