Rauco e senza voce. Così Antonio Conte s'è presentato nella tarda serata di ieri, dopo la sconfitta nella semifinale di andata di Coppa Italia contro il Napoli. In campo s'è sgolato, ha urlato (anche contro il direttore di gara), s'è sbracciato, ha quasi tracciato un solco nei pressi della sua panchina per il nervoso "avanti e indietro" fatto mentre dava indicazioni alla squadra, ha rischiato perfino di finire nello spogliatoio anzitempo quando ha dato del "fenomeno" all'arbitro Calvarese (ma se l'è cavata con un'ammonizione).

Un filo di voce ciò che gli è rimasto dopo 94 minuti di partita (recupero compreso) e prova a trovare un po' di sollievo masticando una caramella, una gomma, prendendo fiato… niente, gli è proprio difficile farsi ascoltare. Dà tutto davanti alle telecamere della Rai ma non si sottrae ai microfoni della carta stampata che lo attende nella pancia di San Siro. Conte si accomoda, aggiusta un po' il nodo della cravatta, sorride e attacca con una battuta scherzosa.

Ringraziatemi che sono qui nonostante non abbia nemmeno un po' di voce – ammette il tecnico dell'Inter, gesticolando e portando la mano alla gola -. se non fossi venuto avreste detto che non so perdere. E anche per questo ho scelto di essere qui.

La sconfitta contro i partenopei è una spina nel fianco, una nota stonata che arriva dopo lo spartito suonato nel derby e la (netta) vittoria in rimonta ottenuta nella ripresa contro il Milan. Qualcosa con il Napoli non ha funzionato: la qualità degli avversari e il modo in cui la squadra s'è presentata a San Siro hanno bloccato le fonti di gioco nerazzurro e neutralizzato la pericolosità dell'attacco composto da Lukaku e Lautaro Martinez. "Bravo Napoli – ha ammesso Conte nel corso della conferenza -. Dopo la Juventus credo sia la squadra più forte in Serie A".