La FIGC ha annunciato la propria disponibilità a sperimentare il VAR a chiamata attraverso l'introduzione del cosiddetto ‘challenge'. Si tratterebbe di un'autentica rivoluzione nel modo di utilizzare il VAR rispetto al protocollo adottato sin dalla sua introduzione. Non è ancora prevista una tempistica per la sperimentazione ufficiale, ma è un processo destinato ad entrare nel vivo nel corso dei prossimi mesi.

Cosa vuol dire challenge nel VAR?

Il challenge – termine mutuato da altri sport – rappresenta la possibilità da parte di una squadra di richiedere l'intervento del VAR per analizzare una determinata situazione di gioco, in caso di discordanza con la decisione presa dall'arbitro in campo. Allo stato attuale, come dalla sua introduzione, il VAR non preveda la possibilità che le squadre possano suggerire la review di un'azione, decisione che spetta solo ed esclusivamente al direttore di gara. L'introduzione del VAR a chiamata rappresenterebbe una rivoluzione perchè allargherebbe l'ambito di applicazione del VAR stesso.

Come funziona il VAR a chiamata?

Non esiste ancora una procedura ufficiale per la regolamentazione dell'uso del challenge nel VAR. Sarà l'IFAB – istituto internazionale che determina quali sono le regole del gioco del calcio – a stabilire nei prossimi mesi le modalità mediante le quali le squadre potranno richiedere l'utilizzo del VAR. Saranno principalmente due gli aspetti da definire: il numero di chiamate a disposizione di ogni squadra e la tipologia di situazioni nelle quali sarà possibile chiedere un challenge. Sin dall'introduzione del VAR, l'IFAB ha sempre cercato di preservare il naturale svolgimento del gioco. Per questo motivo è ipotizzabile un numero di challenge non particolarmente alto, affinché il gioco non venga spezzettato da troppe chiamate e salvaguardare l'obiettivo originario del VAR. Ridurre gli errori nel calcio, senza cambiare il calcio.