Com'è morto Pietro Anastasi? Il "Pelé bianco", come lo avevano ribattezzato i tifosi della Juventus esponendo uno striscione nel vecchio comunale di Torino, è deceduto venerdì sera, 17 gennaio, all'età di 71. Era ammalato gravemente da tempo, fu lui stesso nel 2018 ad annunciare di avere un tumore. Lunedì pomeriggio, nella Basilica di San Vittore a Varese, verranno celebrati i funerali. Ha lottato alla sua maniera contro la Sla e non un tumore (come sempre ammesso), lo ha fatto sgomitando com'era solito fare nelle aree di rigore ma quella patologia s'è rivelata l'avversario peggiore da sconfiggere, il marcatore che più di tutti non gli ha dato tregua fino a  consumarne la vita. Con il decesso dell'ex punta bianconera e della Nazionale se ne va un pezzo della storia calcistica italiana: è con lui che gli Azzurri vinsero il titolo Europeo nel 1968 (delle 8 reti complessive su 25 presenze la più emozionate fu quella nella finalissima per il trofeo, 2-0 alla Jugoslavia).

La malattia per la quale è morto Pietro Anastasi

Un tumore che ha scoperto di avere qualche anno fa. Pietro Anastasi parlò lui stesso delle condizioni di salute e spiegò quale era la causa del suo male. La sintomatologia lo aveva spinto ai controlli di rito, quando scoprì cosa tormentava il suo fisico da "gladiatore", da prima punta, ne parlò pubblicamente.

Ultimamente non mi sono sentito molto bene e ho scoperto di avere un tumore – ha ammesso nell'intervista a tuttojuve.com nel 2018 -. Ma non voglio arrendermi. Ho iniziato la mia lotta quotidiana per sconfiggere questo brutto male.

Anastasi era ammalato di Sla

La Gazzetta dello Sport, invece, ha riportato la tesi secondo cui l'ex attaccante della Juventus sarebbe morto di SLA: la Sclerosi Laterale Amiotrofica, conosciuta anche come morbo di Lou Gehrig, è una malattia neuro-degenerativa. Stefano Borgonovo, ex della Fiorentina e della Nazionale deceduto per quella patologia, la chiamava "la stronza". Malattia confermata in serata all'Ansa da uno dei figli, Gianluca: ha spiegato che l'aveva scoperta dopo l'intervento all'intestino per un tumore.

Papà aveva la Sla, malattia che gli era stata diagnosticata tre anni fa dopo essere stato operato di un tumore all'intestino. Gli ultimi mesi sono stati davvero devastanti e lui giovedì sera quando era ricoverato all'ospedale ‘di Circolo' di Varese ha chiesto la sedazione assistita per poter morire serenamente. Ha scelto lui giovedì sera di andarsene. Ha chiamato mia mamma e ci ha detto di volerla subito.

Marchisio e Zoff: Ha fatto innamorare una generazione

Un'icona di un calcio che forse non esiste più – ha scritto Claudio Marchisio sui social network, condividendo il cordoglio del mondo del calcio e del club bianconero -. Anastasi è stato uno di quei calciatori di cui ti innamoravi dai racconti di tuo padre… e alla fine forse era più bello così. Buon viaggio Pietro #Anastasi.

Un simbolo oltre il calcio, ha aggiunto Dino Zoff nell'intervista a Fanpage.it. L'ex portiere della Juventus e della Nazionale ha raccontato le qualità umane dell'uomo, prima ancora del calciatore, che ha hanno innamorare una generazione.

La carriera di Anastasi, quel gol nella finale dell'Europeo '68

Catanese di nascita, Pietro Anastasi ("pietruzzu", era il vezzeggiativo del suo nome che rimarcava la sua origine siciliana) iniziò la sua carriera di bomber con la maglia del Varese, è da lì che spiccò il volo vero la Juventus dove si sarebbe consacrato tra i migliori attaccanti degli Anni Settanta. Con la maglia della "vecchia signora" conquistò 3 scudetti in 8 stagioni (dal 1968 al 1976, 303 presenze e 130 gol) prima di trasferirsi all'Inter nello scambio con Boninsegna: avvenne nell’estate del 1976, e quella operazione di mercato fu tanto clamoroso quanto discusso dall'Italia del pallone che allora ruotava intorno alle Grandi Famiglie dell'imprenditoria nazionale e animava i commenti al Bar dello Sport. Era un'altra epoca, un altro calcio. Anastasi riuscì a fare la differenza anche con la casacca nerazzurra, vincendo unaa Coppa Italia nel 1978. Ascoli e Lugano le ultime squadre nelle quali militò prima di appendere le scarpette al chiodo.

Il cordoglio della Juve: Ciao Pietruzzu, ti abbiamo voluto bene

La Juventus ha pubblicato sui social network nella serata di ieri un messaggio di cordoglio per la morte di Pietro Anastasi. Nello stringersi intorno alla famiglia, il club bianconero ha voluto ricordare i momenti più belli ed entusiasmanti della carriera a Torino.

Era impossibile non volere bene a “Pietruzzu”, come lo chiamavano tutti i tifosi a rimarcarne la sua origine siciliana, perché è stato uno juventino fino in fondo e alla squadra del suo cuore ha trasmesso tutta la sua passione. Quella che da bambino, raccattapalle al Cibali di Catania, lo vede chiedere una foto accanto al suo idolo John Charles. Il sogno di vestire la maglia bianconera si concretizza nel 1968: Pietro arriva a Torino forte di una stagione memorabile nel Varese e di un gol storico in maglia azzurra nella finale dell'Europeo a Roma. Indimenticabili i 3 gol segnati alla Lazio in 4 minuti in una gara iniziata seduto in panchina. La Juventus abbraccia la moglie Anna, i figli Silvano e Gianluca e saluta Pietro con una semplice parola grande quanto lui, grazie.