È il prototipo del calciatore di cui tutti gli allenatori vorrebbero poter disporre: disciplinato tatticamente, con possibilità di impiego in più ruoli e soprattutto con abilità balistiche e visione di gioco. Stiamo parlando di Lucas Castro, esterno classe '89, cresciuto nel Gimnasia La Plata e poi passato per il Racing Avellaneda, prima di approdare in Italia a 22 anni in quella colonia argentina che era il Catania. Proprio sotto l'Etna, ha conosciuto il tecnico diventato negli anni il suo mentore calcistico: Rolando Maran.

Con Maran ha vissuto la stagione del record di punti catanese, nel 2012/2013, conclusa con quattro gol e sette assist, quindi quella successiva limitata da qualche infortunio di troppo. Nel 2015/2016 il ritrovo sotto le insegne del Chievo e il feeling calcistico è tornato a fiorire: tre gol e due passaggi vincenti nel primo anno, cinque e sei lo scorso campionato.

"Soldatino" con colpi ad effetto.

Castro nasce calcisticamente da esterno offensivo, meglio se impiegato in un tridente d'attacco, con libertà di accentrarsi e colpire sul piede forte. Alla scuola italiana, e soprattutto quella di Maran, ha affinato queste capacità imparando a metterle al servizio della squadra. È diventato diligente, più abile nel palleggio e ha capito anche l'importanza della fase difensiva, che adesso svolge con il massimo profitto.

Da esterno d'attacco a esterno puro.

E così la mutazione tattica – da esterno d'attacco a ala "vecchio stampo" – ha trovato il suo compimento in maglia gialloblù, dove Lucas sa lavorare per i compagni, ma anche mettersi in proprio. La sua maturazione è visibile proprio sotto questo aspetto: la capacità di scegliere i momenti, capire quando è il caso di affondare per sfruttare le sue qualità sotto porta, piuttosto che resistere alla tentazione e votarsi all'equilibrio tattico richiesto dal suo tecnico.

Affidabilità al fantacalcio.

Proprio grazie alla costanza di rendimento raggiunta negli ultimi anni, Castro è diventato una chiamata pressoché sicura al fantacalcio. Non raggiungerà la doppia cifra in fatto di gol, ma con lui si può sempre star certo di due cose: la maglia da titolare e un'alta probabilità di sufficienza (oltre a un numero di assist e gol che determinano una complessiva doppia cifra). L'inizio di quest'anno, poi, è stato ancora più convincente del solito: 7 partite disputate, 6,43 di media, 7,5 di fantamedia, 2 gol e 2 assist. Numeri che lo portano direttamente nella top-5 del reparto, alle spalle dei soli Perisic, Luis Alberto, Nainggolan e Zielinski. E la sua quotazione intanto è cresciuta: dagli 11 crediti di inizio stagione, adesso ne vale già 14. Una crescita migliore di molti, specie se confrontati ai top che vestono la maglia della Juve, Pjanic in testa.