Nel giorno in cui il Chelsea licenzia Conte e apre le porte a Sarri (e a Jorginho) a Dimaro c'è lo show del presidente dei partenopei, Aurelio De Laurentiis che ha mostrato i muscoli con l'ex allenatore per poi sostituirlo con Carlo Ancelotti per ciò che è oramai considerato il nuovo progetto del Napoli. Il presidente parla di tutto, soprattutto di mercato, di ciò che è avvenuto e di ciò che accadrà o potrebbe accadere. Con un nome che ritorna a solleticare il palato dei tifosi: Edinson Cavani. Anche se il presidente ha una visione tutta sua, al riguardo.

Per De Laurentiis tutte le porte restano socchiuse. Non si spalanca nulla e tanto meno si chiude qualcosa. Il calciomercato, dopotutto è soprattutto questo, la sottile arte di sapersi gestire tra una notizia presunta, una richiesta vera e una voce senza conferma. Così, capita che proprio nella giornata in cui l'ex Sarri si sta per accomodare a Londra (ma manca l'ufficialità) il patron si lasci andare a un confronto con i propri tifosi anche su temi caldi.

Un top player entro la fine del mercato? Rispetto molto la cultura del tifoso, ma non vi rendete conto di quanto siete offensivi nei confronti dei top player che abbiamo in squadra che squadre come Manchester City e Chelsea ci stanno violentando per portare via.

Squadra da top player

Ovviamente, DeLa non la tocca piano e difende le scelte sue, del  nuovo tecnico e del Napoli che si sta ricostruendo: "Abbiamo dei top player assoluti. Ricordo che mi hanno chiesto 58 milioni per Koulibaly, ad esempio. Ma me lo sono tenuto. E' il caso di ricordarlo. Noi abbiamo giocatori bravissimi che crescono e poi vanno altrove a guadagnare il doppio".

I ‘reietti' Higuain e Cavani

I nomi – e i riferimenti – non mancano, Aurelio De Laurentiis non si tira indietro: "Penso a Higuain. Con noi ha fatto i record, un campionato storico. Gli è servito per guadagnare il doppio e andare altrove. Penso a Cavani che qui ha fatto benissimo e oggi prende 20 milioni ogni 10 mesi. Vuole tornare? Mi chiama, si riduce lo stipendio, avvia le trattative e viene a fare mea culpa perché quando se ne andò non vece sconti a nessuno".