Oramai riuscire a strappare i più forti giocatori dalle rispettive squadre di appartenenza è sempre più complicato e soprattutto oneroso. Per tutelarsi, i migliori club al mondo hanno dato vita ad una novità contrattuale che è divenuta dai primi anni del 2000 una vera e propria "conditio sine qua non" per stipulare ingaggi e rinnovi. La clausola rescissoria, ovverosia una nota che obbliga i club che volessero strappare un giocatore dalla società in cui gioca, prima del naturale termine del contratto, a pagare un indennizzo ai proprietari del cartellino. Che a volte supera svariati milioni di euro, cifre spropositate e inarrivabili che scoraggiano anche i più agguerriti presidenti. E che a volte nascondono però degli abbagli, come nel caso di Schelotto, fallimento totale in Italia ma che ha sottoscritto con lo Sporting una clausola da 45 milioni.

Ultimamente hanno fatto molto parlare quelle legate ai top player in assoluto come Cristiano Ronaldo o Leo Messi ma oramai qualsiasi giocatore ha un contratto con questo ‘capestro'. Per la Pulga argentina del Barcellona si parla di almeno 300 milioni di euro, per Cristiano Ronaldo il Real richiede non meno di un miliardo. Ma c'è anche el ‘Matador' del Psg, Edinson Cavani, nella lista delle clausole più alte visto che proprio i parigini nel 2013 accettarono di pagare a De Laurentiis 64 milioni di euro pur di avere sotto la Torre Eiffel l'attaccante urugayano.

Il ‘padre di tutte le clausole rescissorie' è un brasiliano: Denilson, ala sinistra di belle speranze cresciuto nel San Paolo. A fine anni '90 il Siviglia lo acquista a peso d'oro e inserisce il tetto di 750 miliardi di lire in clausola. Una ‘prima volta' che andrà però male al giocatore che resterà al Betis con cui retrocederà senza che nessuno palesi l'intenzione di acquistarlo. Ma proprio Denilson ha il merito di aver ‘aperto' la strada al nuovo corso contrattuale.

In Spagna le clausole rescissorie da prima pagina sono oramai all'ordine del giorno. Detto della Pulce e di Cr7, fecero discutere anche i 37 milioni di euro che l’Athletic Bilbao pretendeva per cedere Fernando Llorente. Fino al 2012 suonano un po’ eccessivi, vista la carriera dell’attaccante spagnolo negli anni successivi, tanto che nessuno si presentò alla porta del club e la Juventus aspettò il momento giusto, quando il contratto stava andando oramai alla sua naturale scadenza, e lo prese a parametro zero nel 2013. Sempre in Spagna, a Barcellona (2011) arriva la notizia su Andreu Fontàs con una clausola rescissoria fissata a 30 milioni di euro, poi tutto vanificato da un brutto infortunio che frena la carriera del giocatore.

Anche in Portogallo le clausole sono all'ordine del giorno. Lo Sporting Lisbona, la scorsa estate i portoghesi blindarono con una clausola da 60 milioni Ryan Gauld, il cosiddetto “Messi di Scozia”, titolare dell'Under 21 scozzese ma oggi oggetto del mistero visto che in SuperLiga non sta riuscendo a sfondare come dovrebbe. Ma la clausola c'è così come per Junya Tanaka, attaccante giapponese (clausola per 60 milioni di euro) dove in patria ha segnato 56 gol in 183 presenze, ma allo Sporting non arriva in doppia cifra: 7 gol in 30 presenze.

Ma ci sono esempi un po' per tutti. Come per la nostra Serie A con clausole ai migliori top player che potrebbero andare in ‘uscita' nelle sessioni di mercato davanti a proposte indecenti sugli emolumenti proposti ai giocatori. Così, dopo l'esodo che vide alcune stagioni addietro lasciare l'Italia molti dei nostri migliori giocatori (Lavezzi, Sirigu Cavani, Ibrahimovic, Thiago Motta, Thiago Silva, Verratti, Cerci, Immobile) anche in Italia si sono prese le contromisure. Tra tutti De Laurentiis che ha blindato anche l'attuale top-player, Gonzalo Higuain dopo aver visto con successo (economico) il trasferimento di Cavani al Psg. Proprio in Francia nel 2011 Lucas vinse da protagonista il Mondiale Sub20, sotto contratto con il San Paolo che impose una clausola da 80 milioni che i parigini pagarono "solo" per metà, con una trattativa diplomatica ad altissimi livelli.