In sette anni è passata dalla quinta divisione tedesca alla Bundesliga e adesso sogna un piazzamento Champions, passaggio intermedio e obbligato sulla strada che conduce al Meisterschale (lo scudetto tedesco). È un club ambizioso l'RB Lipsia e non potrebbe essere diversamente con un padrone come Red Bull che ha messo a disposizione un budget di oltre 100 milioni di euro per coniugare successi sportivi e visibilità commerciale; un binomio che ha sollevato un polverone in Germania, dove da tempo la storia della matricola da record sta facendo parecchio discutere.

Imbattuta per 9 gare e prima rivale del Bayern

Ma procediamo con ordine partendo dai risultati sportivi, sui quali c'è poco da discutere. Fondato nel 2009, l'RB ha varcato subito la soglia della Regionalliga, poi la Oberliga in tre anni, quindi la Zweite Liga (l'equivalente della nostra serie B) e infine la Bundes la scorsa estate, dove nel giro di due mesi la squadra ha già scritto un'altra pagina di storia di livello europeo: con nove partite senza sconfitte (6 vittorie, tra cui quella sul Borussia Dortmund, e 3 pareggi), infatti, è la matricola rimasta imbattuta per più tempo. Ruolino che ha permesso di proporsi come prima antagonista al Bayern di Ancelotti, distante due sole lunghezze in classifica. A questo primato, però, il Lipsia ne ha aggiunto un altro, ovvero quello di squadra più odiata di Germania.

Ultrà avversari sul piede di guerra

Come anticipato, sono stati in molti a storcere il naso per l'operazione del colosso austriaco di bevande energetiche. "Contro la squadra in lattina non si gioca a calcio. Noi non veniamo", è il refrain di buona parte delle tifoserie avversarie che in questi anni hanno spesso boicottato le partite contro l'RB. Tra queste, gli ultrà del Borussia Dortmund hanno argomentato in maniera più diffusa la dura presa di posizione: "Il calcio – hanno spiegato – si gioca per suscitare emozioni, per regalare gioie alle persone. Loro giocano per farsi pubblicità. Questa è la commercializzazione del calcio che vogliamo combattere". Ma c'è anche chi è andato oltre, come i tifosi della Dynamo Dresda che, lo scorso agosto in Coppa, hanno lanciato in campo una testa di toro mozzata, o quelli del Colonia che hanno ritardato, con un sit-in, l'accesso del bus della squadra allo stadio facendo ritardare di un quarto d'ora l'avvio del match.

Tra strategie commerciali e visioni calcistiche lungimiranti

Di fatto la Red Bull non è nuova a queste operazioni. In passato ha dato vita ad altre squadre ora ai massimi livelli in Austria (Red Bull Salisburgo), America (New York Red Bull) e Brasile (Red Bull Brasil di Campinas) e anche in Germania ha seguito il solito copione: rilevato il SSV Markranstadt, lo ha praticamente rifondato cambiando nome, logo e colori sociali. A proposito del nome, per aggirare le norme tedesche che vietano agli sponsor di inserire il proprio brand (fa eccezione solo il Bayer Leverkusen, fondato dall'azienda farmaceutica prima dell'entrata in vigore della disposizione), i dirigenti hanno coniato l'espressione Rasenballsport che sta per “Sport da palla su prato”, di qui RB Lipsia. RB, proprio come Red Bull, appunto.

Al di là di queste pratiche, non del tutto lineari, però, l'idea tecnica portata avanti dal Lipsia è tutt'altro che malvagia. L'Rb, infatti, è una squadra molto giovane, composta per lo più da ragazzi come la filosofia del club pretende. Non è un caso che in estate siano stati spesi oltre 15 milioni per assicurarsi il talento classe '97 del Nottingham Forrest, Oliver Burke, e che tra i punti di forza ci siano ex elementi quasi coetanei provenienti dai cugini del Salisburgo come Sabitzer e Schmitz (entrambi del '94), Keita e Bernardo (di un anno più giovani). Insomma non solo business e imprenditoria, ma anche idee progettuali molto chiare che i risultati hanno sin qui premiato.