La partita Inter-Barcellona verrà ricordata per la sconfitta (1-2) che ha eliminato i nerazzurri dalla Champions e per i parastinchi di Cristiano Biraghi. Cosa hanno di così strano? L'elmo di un gladiatore è disegnato sopra una bandiera tricolore e campeggia una scritta in latino "Vae victis" ("Guai ai vinti"), la stessa che ha tatuato in petto (come si evince dalle foto sui suoi profili). È un richiamo alla simbologia fascista, la versione predominante in Rete: il tam tam sui social network alimenta il caso e il calciatore – ex Fiorentina – colto dalle telecamere mentre aggiusta i calzettoni finisce nel mirino della critica. Quel motto che ha voluto tratteggiare sulla pelle compare anche in qualche altro post su Instagram: altro non è o non sembra – secondo la sua versione dei fatti – che un modo per incoraggiarsi e darsi la carica soprattutto in partita come nella vita. Lo si ritrova anche in un post del 2015 a corredo di un'immagine raffigurante un lupo.

Nel lavoro come nella vita tante volte ci si trova davanti a momenti di difficoltà dove gli avvenimenti cercano di distruggerti facendoti sentire un niente, ti mettono alla prova ed è proprio lì che si vede il vero uomo con le palle. E per quanto sia doloroso questo percorso o per quanto sia spaventoso senza sapere dove si arriverà una cosa è certa… non si abbandona mai la battaglia Vae Victis.

Non è la prima volta che il calciatore attira l'attenzione su di sé per questioni del genere: quando era alla Fiorentina aveva postato sempre sui social network due parastinchi, uno recante la scritta "Sara victoria" e l’altro "Mai domo" sopra al giglio fiorentino. Tirato in ballo, sia Biraghi sia il suo club (l'Inter) chiariscono ogni cosa.

  • Anzitutto quell'elmo inquadrato dalla televisione è spartano e il calciatore lo ha scelto perché appassionato del film ‘Trecento', la pellicola che ricostruisce la resistenza di Leonida e dei suoi guerrieri alle Termopili contro l'esercito persiano di Serse.
  • Quanto alla scritta "Vae Victis" – espressione riportata dallo storico Tito Livio e pronunciata dal condottiero dei galli senoni Brenno nel 390 a.C. – non fa riferimento ad alcun messaggio politico di estrema destra né rappresenta un richiamo all'ideologia fascista. Il club e il calciatore sono impegnati nella campagna Brothers Universally United, contro il razzismo e ogni forma di discriminazione.