Sono lontani anni luce i tempi dalla gestione di Tavecchio e Ventura. Quell'Italia, triste e deludente, ha fortunatamente lasciato il posto ad una squadra con idee di gioco, voglia di lottare e vincere e a tratti anche spettacolare. Conferme contro l'Armenia non ne servivano, ma è comunque arrivata un'altra gran bella serata che ha mandato a casa i caldi tifosi siciliani con il sorriso sulla bocca. In attesa di test più impegnativi (a marzo possibili amichevoli con Germania e Inghilterra), la squadra di Mancini chiude dunque con un'abbuffata di gol e con dieci vittorie in dieci partite di qualificazione (l'undicesima consecutiva della gestione Mancini). Un risultato che nessun tifoso italiano, dopo lo scempio della notte di San Siro, poteva lontanamente immaginare.

Italia inarrestabile

Dopo un'estate travagliata, lo stadio Barbera e la città di Palermo tornano al centro del mondo grazie all'ultimo impegno di qualificazione ad Euro 2020 degli Azzurri di Roberto Mancini. Reduce dalla bella prestazione con la Bosnia, l'Italia si presenta in campo con qualche giocatore diverso ma con la stessa voglia di stupire e far bene. La conferma arriva tra l'ottavo e il nono minuto del primo tempo, quando Immobile e Zaniolo obbligano Hayrapetyan a raccogliere i primi due palloni finiti in fondo alla rete.

Senza il giallorosso Mkhitaryan, l'Armenia si batte con orgoglio, fa vedere qualcosa di buono in avanti (la traversa salva Sirigu dalla conclusione di Karapetian) ma soffre in maniera evidente in difesa contro le incuriosii centrali di Immobile e gli inserimenti sulle fasce di Chiesa e Zaniolo. I tagli in verticale degli Azzurri sono letali. Intorno alla mezz'ora arrivano in rapida successione il terzo sigillo di Barella (lanciato da un grande passaggio di Bonucci), il palo di Chiesa (assist di Jorginho) e il poker di Immobile: smarcato da un altro lancio in profondità questa volta di Zaniolo.

Il festival del gol

Chiusa la prima frazione con un altro legno scheggiato da Immobile, l'Italia si presenta in campo nella ripresa con Orsolini (alla prima in azzurro) al posto di Barella. Il tiro al bersaglio riparte subito ed è ancora Chiesa a centrare un palo con un destro a giro dal limite, prima di un tentativo del giocatore del Bologna che per poco non centra l'angolino della porta dell'Armenia. Per la ‘manita' è però solo questione di minuti, ed è Zaniolo a far ancora felici i tifosi siciliani al 64esimo.

L'ultima parte di gara è una festa e somiglia ad una partita senza portieri. A mancare è soprattutto quello armeno, che piega la testa anche davanti alle reti di Romagnoli, Jorginho, Orsolini e Chiesa, prima del gol armeno di Babayan che beffa il debuttante Meret. Nel finale cala inevitabilmente il ritmo e l'intensità, non scendono invece i decibel del tifo del Barbera che, al triplice fischio finale, sommerge la squadra azzurra di applausi. Meritati, e non solo per i nove gol segnati al povero Hayrapetyan.