Scendere in campo al Camp Nou di Barcellona con la fascia di capitano: Francesco Scardina, difensore torinese classe 1981, è riuscito a realizzare quello che per molti rimarrà soltanto un sogno. E poco importa se la sua squadra, l'Huesca, è naufagrata sotto un diluvio di reti (otto): la soddisfazione di chi in Italia è sempre stato messo in secondo piano resta comunque altissima. Cresciuto nelle giovanili della Juventus, protagonista della Nazionale Under-18, a vent'anni inizia il suo peregrinare in tutta Italia: Cesena, L'Aquila, Crotone, Vicenza, l'approdo in Serie A con il Chievo Verona, e poi di nuovo tanta gavetta al Cittadella prima ed alla Nocerina poi. Nel 2013, a trentadue anni, non ha una squadra, si allena con i calciatori svincolati. Lo chiama la squadra dell'Huesca, squadra della Segunda División B: la nostra Serie C. Lui si rimbocca le maniche e poco alla volta ritrova continuità. Poi quest'anno il tabellone di Coppa del Re lo fa incrociare con il Barcellona: non c'è storia tra le due squadre, ma lui una soddisfazione riesce ad ottenerla, arrivando al Camp Nou per indossare la fascia di capitano.

Una storia come tante: viene alla mente quella di Raffaele Quinteri, ad esempio, attaccante semi-sconosciuto della Serie D italiana chiamato a giocare in Indonesia, con il Semarang United. Massima serie, Champions League asiatica, poi la chiamata da Miami ed oggi nel campionato maltese con il QFC. Oppure quella di Iacopo La Rocca, che dopo le giovanili nella Lazio ha fatto tanta Serie C prima di volare in Svizzera prima ed in Australia poi, per ritrovarsi al Mondiale per Club qualche giorno fa con il suo Western Sydney Wanderers, e che per poco non ha sfidato Cristiano Ronaldo. Storie di italiani che, forse chiusi dai troppi stranieri in patria, hanno fatto la valigia e si sono fatti strada dall'altra parte del mondo.