"L'arbitro non ci ha rispettati". Le parole di Antonio Conte al termine della partita di Barcellona sono come sale sulle ferite. L'Inter ha disputato una buona partita, è passata in vantaggio ma non è riuscita a trovare il raddoppio, è riuscita a tenere testa ai catalani almeno per un tempo e fa ritorno a casa sì con una sconfitta ma con il grande rammarico scaturito da alcune decisioni del direttore di gara molto discutibili. Skomina, e più ancora l'assistente al Var, vengono messi sul banco degli imputati per il metro di giudizio adottato (reputato fin troppo casalingo nell'interpretazione degli interventi e delle ammonizioni) e per la svista clamorosa in occasione del fallo commesso da Arthur su Sensi.

Il fallo da rigore su Sensi ignorato da Skomina e dal Var

Il centrocampista dell'Inter ruba il tempo all'avversario che, in ritardo, gli aggancia il piede sinistro, lo sbilancia e ne provoca la caduta considerata la dinamica del movimento. È questa la contestazione maggiore fatta al direttore di gara, implementata dalla rabbia per il mancato controllo dalla ‘cabina di regia'. Perché l’olandese Makkelie (Var) non ha indicato al collega un episodio così palese? Perché quell'azione non è stata rivista alla moviola?

L'indulgenza dell'arbitro nella gestione (casalinga) dei cartellini

Domande che non troveranno risposta se non nello sfogo dell'allenatore nerazzurro. Il resto è da dimenticare. Anzi, è meglio dimenticarlo. Al Camp Nou, infatti, Skomina chiude un occhio sulla gestione della marcatura di Lenglet su Lautaro: il francese avrebbe meritato la doppia ammonizione e la conseguente espulsione. Ma l'indulgenza del direttore di gara è stata una sorta di salvacondotto anche in altri frangenti. Quali? Eccoli: Vidal, ammonito, manda a quel paese l’arbitro ma non viene sanzionato. Piqué è da rosso su Barella ma viene solo ammonito.