La vittoria straordinaria in Ucraina da parte dell'Atalanta, che ha permesso alla Dea di superare la prima fase a gironi e approdare agli ottavi di finale di Champions League ha un nome ben preciso: Gian Piero Gasperini. Il tecnico dei nerazzurri è il vero e principale artefice di questa splendida realtà bergamasca che finalmente è riuscita a scrollarsi di dosso le paure europee mostrando il proprio gioco e le proprie capacità.

Senza Zapata e Ilicic in attacco, senza Kjaer e Toloi in difesa, dopo aver ceduto in estate i giovani e i talenti che sono esplosi lo scorso anno, l'Atalanta è riuscita ugualmente a ritagliarsi un angolo di Paradiso, in un crescendo che ne conferma la qualità del progetto e la solidità delle basi. Un esordio amarissimo in Champions, a Zagabria, le prime tre partite con altrettante sconfitte, l'ultimo posto nel girone e poi, la rinascita.

La rinascita in Champions: giocare senza pensieri

Proprio quando nessuno doveva più chiedere nulla alla Dea, la Dea ha deciso di stupire riprendendosi gara dopo gara, iniziando ad accarezzare la gioia contro il Manchester City campione d'Inghilterra del maestro Guardiola e riscattandosi contro la Dinamo e lo Shahktar. Nel segno di Gasperini, che non ha mai creduto ad un crollo dei suoi ragazzi sottolineando l'importanza dell'esperienza delle sconfitte: "Noi non perdiamo mai, impariamo" aveva detto dal ritorno da Manchester.

Il coraggio di Gasperini e il patto con Percassi

Proprio Gasperini è stato l'elemento cardine dell'Atalanta di oggi debuttante al ballo di gala. In estate stava cedendo alle lusinghe altrui, forte di un campionato in cui aveva trascinato i nerazzurri in Champions League con il terzo posto. Soprattutto la Roma di James Pallotta lo aveva convinto a virare il timone verso la Capitale: soldi, strutture, obiettivi e ambizioni superiori a quelle di un club di Bergamo, provincia del calcio. Ma Gasperini ha stretto un patto di ferro con Antonio Percassi, il presidente: restare per crederci, costruire e migliorare. Missione compiuta.

Quando la Dea fa innamorare l'Italia

Dopotutto è nel DNA della Dea stupire in Europa. Lo fece già trentanni fa,  nel 1988 in Coppa delle Coppe quando, giocando in Serie B arrivò fino alla semifinale della manifestazione, facendo innamorare tutta Italia. Era l'Atalanta di Mondonico, di Piotti e di Stromberg, di Cantarutti e Garlini. Il sogno si infranse al Comunale contro il Malines di Preud'homme. Oggi, trentanni dopo il sogno riprende, nel segno del ‘Gasp' e della sua Atalanta.