Argentina, l’elezione del nuovo presidente federale è diventata un caso

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75 diritti al voto ma alla fine il ballottaggio tra Marcelo Tinelli e Luis Segura, i due pretendenti alla carica più alta, è finito incredibilmente in parità: 38 pari. Impossibile, qualcuno ha votato due volte ed è scoppiato l’imbarazzo generale.

Eravamo abituati un po' a tutto dopo lo scandalo che ha coinvolto la FIFA e ha creato uno dei vuoti di potere attorno al calcio più gravi di sempre. Ma in Argentina hanno provato anche a fare di peggio durante l'ultima votazione per l'elezione del nuovo presidente della Federcalcio. Dove, malgrado i partecipanti al voto fossero 75, dalle urne scrutinate sono uscite 76 buste, una di troppo. E se il problema di chi abbia inserito un voto in più sia gravissimo, invalidando il tutto, il vero caso internazionale è deflagrato in tutta la sua potenza perché il Diavolo ci ha messo anche la coda: tra i due pretendenti c'è stata assoluta parità, con 38 voti a testa.

Marcelo Tinelli, il presidente del San Lorenzo e presentatore tv e Luis Segura il presidente ad interim, sapevano perfettamente che sarebbe stata una lotta all'ultimo voto. In queste settimane il ballottaggio si prospettava serrato con ognuno dei due candidati che si stava giocando l'elezione nell'incertezza più totale. Che si è trasformata in imbarazzo quando l'esito dello scrutinio ha dato un risultato che non poteva essere: 38 voti a testa.

Ancora adesso non si capisce come possa esserci stato un voto di troppo che ha portato allo stallo generale – e al giro dl mondo per la figuraccia rimediata. Forse il voto in più potrebbe essere stato conteggiato per errore due volte dagli scrutinatori o forse qualcuno, con intenzioni di inficiare il tutto, ha inserito una scheda incriminata un foglietto in più. Fatto sta che in Argentina è scoppiato il putiferio, subito seguito dall'imbarazzo e sconcerto generale.

Segura, che al momento resta a tutti gli effetti il presidente della Federcalcio in carica, ha proposto una lista congiunta per un governo di coalizione insieme a Tinelli, per non scontentare nessuno e uscire subito dal problema, ridando credibilità alle istituzioni. Angelici, presidente del Boca, ha proposto invece che si rivotasse per alzata di mano, ma nessuno ha accettato per la sacralità della segretezza del voto. Il colpo di scena però è dietro l'angolo. Nel classico adagio che tra i due litiganti, il terzo gode, ecco spuntare Armando Perez, presidente del Belgrano e sponsorizzato dal neo presidente argentino Macrì che sarebbe pronto a inserirsi e a candidarsi a sua volta.

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