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Ancelotti: “Se non dovessi mai allenare Messi, non mi strapperei i capelli”

L’allenatore del Bayern Monaco elogia il fuoriclasse argentino del Barcellona e rivela che non sarebbe una tragedia se non dovesse riuscire ad averlo mai ai suoi ordini. Carletto parla di Lewandowski, del suo approccio con la Bundesliga e della differenza di pubblico negli stadi tra l’Italia e l’estero.
A cura di Vito Lamorte
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Carlo Ancelotti ha giocato con grandi calciatori e ne ha allenati diversi nella sua brillante carriera. Uno dei pochi che ancora non è passato "tra le mani" del tecnico di Reggiolo è Lionel Messi. L'allenatore del Bayern Monaco in un'intervista a Tuttosport ha elogiato Messi e ha ammesso che sarebbe molto bello averlo nella sua squadra ma ha anche aggiunto che non sarebbe la fine del mondo se non dovesse riuscire a farlo prima della fine della sua carriera: "È un talento incredibile. Un grandissimo giocatore. Se mi dovesse capitare di allenarlo ne sarei felice. In caso contrario, non mi strapperei i capelli".

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Subito dopo aver parlato della Pulga, Ancelotti ha speso parole di elogio per il suo centravanti, Robert Lewandowski: "È un giocatore serio. Non è un ragazzo che scherza molto ma ha ottimi rapporti con tutti nello spogliatoio. Sta facendo molto bene e segna con un'impressionante continuità". L'ex tecnico di Real Madrid, Chelsea, Paris Saint-Germain e Milan è stato ospite di Tiki Taka lunedì sera e ha parlato dei suoi primi mesi in Baviera:

"La mia esperienza in Bundesliga al Bayern sta andando bene, siamo in testa alla Bundesliga e abbiamo passato il turno di coppa. L'obiettivo è arrivare alla pausa invernale in testa alla classifica e qualificati agli ottavi di Champions. Il tedesco è complicato ma va abbastanza bene".

Infine Ancelotti ha parlato della questione "stadi vuoti" in Italia e ha espresso un suo parere sugli investitori che provengono dall'estero:

"Un conto è avere un presidente appassionato e tifoso, un conto è avere una proprietà più legata la business. Comunque credo che i risultati possano arrivare in tutti e due i casi. La crisi del calcio italiano? A livello tecnico non è mai stato male. C’è il periodo che sforna più talenti e il periodo che ne sforna meno. Sposterei l’attenzione sul resto, gli stadi sono vecchi e semi vuoti. Non è colpa delle televisioni, il problema è che la gente vuole andare in uno stadio confortevole".

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