Agnelli: “La mia Juve preferita è quella che ha vinto la Champions nel 1996”

Andrea Agnelli domenica prossima o al massimo tra dieci giorni festeggerà il secondo Scudetto della sua gestione. Pirlo, Vidal, Buffon, Marchisio, Vucinic e Chiellini sono nel cuore del presidente della Juventus che, però, ha confessato che la sua Juve preferita è quella che ha vinto la Champions League nel 1996: “La mia formazione preferita è quella del 1996, quella che alzò la Champions League con Vialli e Ravanelli. Gli avversari nel tunnel prima di scendere in campo pensavano:’Contro questi abbiamo già perso’.”
‘La Juve di oggi è una mia creatura’ – I successi delle due ultime stagioni rendono orgoglioso il presidente bianconero:“La Juventus e la Fiat sono il comune denominatore della nostra famiglia. Ci sono aziende che vanno e che vengono, queste due sono immortali. La Juventus è la signora d’Italia, la donna con cui tutti vorrebbero andare. La squadra attuale ha un grande potenziale, la sento come una mia creatura, tornare a vincere sul campo ci ha dato la possibilità di ribadire quanto siamo forti e pronti a guidare il sistema italiano.’”
Calciopoli – Nell’intervista al ‘Financial Times’ Andrea Agnelli ha parlato anche di Calciopoli:“Moggi chiamava gli arbitri? Ma anche molto altri, che vennero fuori dopo, lo facevano. Ci hanno ritenuti colpevoli di comportamento antisportivo, non di frode.”
Il calcio italiano ha bisogno di riforme – L’Italia calcistica, secondo Agnelli, è in difficoltà rispetto a Inghilterra, Spagna e soprattutto Germania, perché negli ultimi dieci anni il nostro calcio non è affatto cambiato. Agnelli propone un modello basato su alcune specificità che hanno reso grandi gli altri campionati europei:“Non è un buon prodotto. Gli stadi sono mezzi vuoti, c’è la violenza. Si comprano magliette false e per dieci anni abbiamo atteso una legge che permettesse di costruire nuovi impianti. Il calcio italiano ha bisogno di riforme strutturali. Dall’Inghilterra dovremmo prendere le capacità di merchandising, dalla Spagna le libertà dei grandi club di vendere i diritti tv per conto proprio e non assieme ai piccoli club. Dalla Germania il fatto che le grandi squadre siano sponsorizzate e sostenute dalle multinazionali.”