"Sono trascorsi 75 giorni dal trapianto di midollo osseo e sta andando tutto bene". Sinisa Mihajlovic torna a parlare a distanza di qualche settimana dalla conferenza stampa nella quale annunciò il suo ritorno ufficiale in panchina dopo essersi sottoposto al delicato intervento e aver effettuato l'ultimo ciclo di cure previsto dal protocollo medico per guarire dalla leucemia. Il tecnico del Bologna lo ha fatto alla vigilia della partita di campionato contro il Torino: emozionato, ha ritirato questa sera il ‘Premio Coraggio 2019', istituito dalla Fondazione Quarto Potere e dal quotidiano torinese CronacaQui.

Comprensibile la commozione dell'uomo che mai ha avuto il timore di mostrare anche il lato più fragile di se stesso, il "lato b" rispetto al sergente di ferro che al campo d'allenamento come in partita pretende il massimo dai calciatori (e da se stesso).

Ho sempre cercato di onorare con grande determinazione gli impegni della mia vita, affrontandola con coraggio, soprattutto in quest'ultimo periodo – ha ammesso Mihajlovic nell'esprimere un ringraziamento per il riconoscimento -. Il coraggio non mi è mai mancato né come uomo, né come calciatore e ora come allenatore. Sono contento di ricevere il premio qui, perché Torino è una città che mi è rimasta nel cuore.

Una stagione mezza. Tanto è durata la sua esperienza sulla panchina dei granata. Sinisa impiega un attimo a riavvolgere il nastro dei ricordi, in questi mesi ha potuto passarli in rassegna tutti, uno alla volta. Lo hanno aiutato a tenere a bada l'ansia, la paura, i cattivi pensieri scaturiti dalle sue condizioni di salute. Adesso sta molto meglio, sa che la battaglia non è vinta del tutto e il nemico può tornare ma lui è pronto a combattere. Come sempre.

Sta andando tutto bene, non posso ancora fare tutto, ma quasi – ha aggiunto Mihajlovic, spiegando quali sono le sue condizioni -. Sono passati 75 giorni dal trapianto per me è sempre stato più importante essere giudicato come uomo, che come calciatore.

Le motivazioni del premio? Facile facile immaginare perché sia stato conferito proprio a lui che sta lottando (perché la strada che porta alla guarigione è piena di insidie) contro la leucemia: "per l'intrepida forza con cui ha affrontato la malattia, esempio fulgido per chi vive un momento difficile della propria esistenza". Forza Sinisa, non mollare mai.