Si può vincere uno scudetto perdendo cinque partite in campionato? Anche in questo caso – almeno per quanto riguarda i tornei a 20 squadre – è la Juventus a fare la storia: c'era riuscita con Conte nel 2013 e con lo stesso Allegri nel 2015. Nella stagione 1954/1955 a trionfare fu il Milan ma era un'epoca diversa e la Serie A era a 18 club. La sconfitta con la Roma (battendo i calabresi la squadra di Allegri mette la parola fine sul torneo) porta a 3 la serie rispetto ai dati statistici, rinvia la festa tricolore dei bianconeri a +4 sui capitolini e con la possibilità di chiudere i conti domenica prossima contro il Crotone. Un vantaggio sufficiente a gestire il finale di stagione (considerato il gap delle inseguitrici), compresi gli impegni nelle Coppe che contribuiscono ad appesantire il calendario.

La regola del 4

Cosa significa? Che in una stagione è meglio non perdere più di 4 match se si vuol esser certi di cucire lo scudetto sulla propria maglia come raccontano i dati relativi agli anni in cui la Serie A è tornata a 20 squadre

1 scudetto con 0 sconfitte (Juve – 2012); 2 scudetti con 1 sconfitta (Juve – 2006 poi revocato dopo Calciopoli, Inter – 2007); 1 scudetto con 2 sconfitte (Juve – 2014); 1 scudetto con 3 sconfitte (Inter – 2008); 5 scudetti con 4 sconfitte (Juve – 2005 poi revocato e 2016, 2 Inter 2009 e 2010, 1 il Milan – 2011); 2 scudetti con 5 sconfitte (Juve – 2013 e 2015).

Nel raffronto con la Serie A a 20 squadre è la stessa Juve che conferma la singolare coincidenza, nel 1952 si aggiudicò lo scudetto perdendo 4 partite. Più in generale, dal 1946 al 1952 (altro lasso di tempo a 20 squadre) anche se in un periodo del tutto differente (si attribuivano 2 punti a vittoria), la sequenza statistica è stata simile: quattro scudetti con 2 sconfitte (Torino, Juve, Milan, Juve), uno scudetto con 3 sconfitte (Torino) e 2 con 4 (Torino, Juventus).

Altro dettaglio da non trascurare: l'attribuzione dei 3 punti a vittoria (a partire dalla stagione 1994/1995) ha dato un valore differente al trend dei risultati. La legge dei numeri, però, non sbaglia nonostante i cambi di regolamento.