La vittoria contro Israele mette al sicuro il secondo posto dell'Italia nel gruppo G ma, ormai, sono giorni che nel Belpaese si parla di "Apocalisse" in caso di mancata qualificazione al Mondiale di 2018 e, obiettivamente, sarebbe una vera sconfitta per l'intero movimento e per il progetto iniziato lo scorso anno con Giampiero Ventura.

Oltre ad essere una grandissima delusione dal punto di vista sportivo sarebbe una vera e propria catastrofe anche per i conti del bilancio federale, essendo il principale asset di guadagno. Il mancato accesso alla competizione mondiale del prossimo giugno causerebbe ingenti danni d’immagine oltre che mancati incassi immediati. A spiegare quali effetti economici possano esserci in caso di mancata qualificazione al Mondiale 2018 ci ha pensato Marco Bellinazzo su Il Sole 24 ore.

Montepremi, asset principale di ricavo.

Va sottolineato che il montepremi di Russia 2018 dovrebbe essere incrementato di circa il 20% rispetto a quello del Mondiale in Brasile, quando toccò quota 576 milioni di dollari, di cui 100 destinati alle assicurazioni per i giocatori e 70 come pagamenti ai club i cui calciatori erano impegnati nella fase finale della rassegna. Ognuna delle rappresentative impegnate nella prossima competizione Mondiale dovrebbe ricevere una preparation fee di 2 milioni di dollari mentre le 16 eliminate nella fase a gironi porteranno a casa 10 milioni di dollari ciascuna.

Qualificarsi per la fase ad eliminazione diretta e andare veloce verso la finale permetterà alle ultime due rimaste di spartirsi 90 milioni di dollari, di cui 50 alla vincitrice e 40 alla seconda classificata (35 e 25  di Brasile 2014). Arrivare ai quarti di finale, ad esempio, garantirebbe un incasso sui 25 milioni.

Svalutazione del brand Italia: sponsor e tv.

Un mancato accesso al Mondiale di Russia provocherebbe una svalutazione del brand Italia: gli introiti commerciali della FIGC sono di circa 45 milioni e la Federazione nel 2014 ha firmato un contratto quadriennale con Infront e il Gruppo 24 Ore che, fino al 2018, saranno gli advisor commerciali. Il contratto prevede un minimo di 57 milioni di euro per l’intero periodo, dunque 14,25 milioni di euro annui di introiti assicurati a prescindere dai risultati sportivi.

Puma, partnership fino al 2022.

Alle cifre dei principali advisor commerciali vanno aggiunti i 18,7 milioni annui dell’accordo con Puma fino al 2022 per quanto riguarda lo sponsor tecnico e, come evidenziato dal Report Calcio 2016, i contratti con altri 13 sponsor. Inoltre la Puma riconosce delle royalties legate alla partecipazione della Nazionale A ad eventi speciali come accaduto per il Campionato Europeo in Francia.

Contratti tv.

Infine ci sono i contratti tv. La Nazionale Italiana garantisce una media di circa 12 milioni di spettatori per le gare di cartello (ad esempio, i Play-off), ma vi è base forte di 8 milioni che guarda sempre le partite degli azzurri: la Rai paga alla Federazione circa 25 milioni di euro di diritti televisivi e in caso di mancata qualificazione sarebbe una spesa difficile da giustificare.