Alla fine è arrivato il giorno. Dei saluti, dell'addio, delle lacrime. Un popolo intero saluta il suo Capitano che risponde con la commozione vera di chi sa di aver costruito in 25 anni qualcosa di grande, di immenso che resterà per sempre nella storia della Roma e del calcio, non solo italiano. L'Osanna dell'Olimpico è incredibile, infinito e avvolge Francesco Totti e i suoi cari in un abbraccio caloroso e reale che non si vorrebbe concludere mai. Tutto è studiato alla perfezione per l'addio del Capitano, nulla è lasciato al caso con la coreografia grandiosa della Curva e delle tribune, la gigantesca ‘numero 10' in mezzo al campo, la consegna da parte di Pallotta della targa con la maglia, la musica tra il Gladiatore e C'era una volta l'West, con Morricone nel finale. Tutto, ma le lacrime di Totti, le mani tremanti, quello sguardo perso in curva, è pura poesia spontanea che consegna non solo il giocatore ma anche l'uomo, alla storia.

Il giorno dell'addio – La conclusione perfetta di un giorno che mai nessuno avrebbe voluto vivere ma al quale nessuno avrebbe voluto rinunciare. L'Olimpico dimentica in fretta la grande paura per il secondo posto raggiunto solamente al 90′ e si concentra sul motivo principale per il quale si è recato in massa allo stadio: salutare il proprio Capitano, rendendogli l'ultimo infinito grazie.

Il rifugio nella famiglia – Ricambiato da un Totti che cede alla commozione e alle emozioni, con gli occhi lucidi, che cerca conforto nella propria famiglia, abbracciando moglie e figli. Lui che proprio per gli affetti più cari ha sempre declinato inviti all'estero, oggi nel momento dell'addio li ha voluti parte integrante del suo omaggio.

L'idillio perfetto – Un lunghissimo giro d'onore che Totti si è voluto regalare e che ha voluto regalare ai propri tifosi, in delirio. Un'intesa perfetta tra il capitano e lo Stadio che nessuno ha voluto interrompere, lasciando a Francesco di dettare i tempi del commiato, così come era abituato a fare magistralmente con i propri compagni in campo.

L'ultimo gesto – Nemmeno l'invasione di un tifoso ha minato il momento: Totti prende sotto braccio il facinoroso, lo calma, lo riaccompagna in tribuna. Ennesima dimostrazione di una personalità unica per il popolo giallorosso che idolatra il suo dio pagano per l'ultima interminabile volta.

La lettera ai tifosi letta da Totti

Poi, il momento più toccante e vero. Totti prende il microfono, l'Olimpico si ammutolisce: corsi, pianti, inni, colonne sonore finiscono e in quel silenzio rumorosissimo il Capitano prende la parola e legge le sue parole d'addio in una lettera a cuore aperto ai suoi tifosi

Purtroppo è arrivato il momento che speravo non arrivasse mai – dice il capitano della Roma, alla sua ultima apparizione in giallorosso nel 3-2 con cui la squadra di Spalletti ha battuto il Genoa, conquistando secondo posto e accesso diretto alla Champions. In questi giorni ho letto tantissime cose su di me, belle, bellissime, ho pianto sempre, da solo, tutti i giorni, come un matto. Perchè 25 anni non si dimenticano cosi', con voi dietro alle spalle, che mi avete spinto nel bene e bel male, soprattutto nei momento difficili.

Per questo voglio ringraziarvi tutti, anche se non è facile: lo sapete che non sono di tante parole ma le penso, e in questi giorni, con mia moglie, ci siamo messi a tavolino e le ho raccontato un po' di cose, di anni vissuti con questa unica maglia. Abbiamo scritto una lettera per voi, non so se riuscirò a leggerla: ci provo, se non finisco la finirà mia figlia Chanel, che non vede l'ora di leggerla

E' difficile raccontare 28 anni di storia in poche frasi. Mi sarebbe piaciuto farlo con una canzone o una poesia, ho cercato di esprimermi coi miei piedi, coi quali tutto mi viene più semplice. Da bambino il mio giocattolo preferito era il pallone e lo è ancora, ma ad un certo punto della vita si diventa grandi, così mi hanno detto che il tempo lo ha deciso. Maledetto tempo, è lo stesso tempo che quel 17 giugno 2001 (il giorno del 3-1 al Parma e dello scudetto alla Roma, ndr) avremmo voluto passasse in fretta, non vedendo l'ora che l'arbitro fischiasse tre volte.

Questa volta il tempo ha bussato alle mie spalle, dicendomi che è ora di crescere e di levare gli scarpini. Sembra uno di quei sogni che tua madre interrompe al mattino e che vorresti subito riprendere, invece è la realtà. Voglio dedicare questa lettera a tutti voi, ai bambini che hanno tifato per me, a quello di ieri che sono cresciuti e diventati padri e a quelli di oggi che gridano Totti gol. Mi piace pensare che la mia carriera diventi una favola da raccontare, ora è finita veramente… mi levo la maglia per l'ultima volta e la piego bene, anche se forse non sarò mai pronto a dire basta.

Scusatemi se in questo periodo non ho rilasciato interviste o chiarito i miei pensieri, ma spegnere la luce non è facile. Adesso ho paura, non è la stessa cosa che si prova davanti alla porta quando si tira un rigore, adesso non si può vedere cosa c'è oltre i buchi della rete. Ora sono io ad avere bisogno del vostro calore, quello che mi avete sempre dimostrato.

Col vostro affetto riuscirò a voltare pagina e a iniziare una nuova carriera. Ora ringrazio compagni, tecnici, tifosi e la Curva Sud, un riferimento per noi romani e romanisti. Nascere romani e romanisti è un privilegio, fare il capitano di questa squadra è stato un onore, siete e sarete sempre nella mia vita. Smetterò di emozionarvi con i piedi ma il mio cuore sarà sempre lì con voi. Ora scendo le scale, entro nello spogliatoio, che mi ha accolto che ero un bambino e che lascio adesso che sono un uomo. Sono orgoglioso e felice di avervi dato 28 anni di amore. Vi amo