Lezione di Allegri. La Juve domina la partita nei due settori in cui il Barcellona fa la differenza, a centrocampo e sulle fasce. La superiorità numerica i mezzo, le magie di Dybala e un Chiellini cinico nell'esacerbare i difetti di marcatura dei catalani, firmano un 3-0 più che meritato, sintetizzato dall'ovazione per l'uscita dal campo della Joya. E' una Juve bella e vincente, di spirito europeo come e più di due anni fa, nel giorno della finale persa davanti a Messi, oggi oscurato come tutti i blaugrana. Allegr i ne cambia cinque rispetto al Chievo: dentro Bonucci, Chiellini, Dani Alves, Pjanić e Mandžukić, con Barzagli e Marchisio in panchina. Cambia l'ordine degli uomini ma non la sostanza mentre Luis Enrique finirà presto per rimpiangere l'inserimento di Mathieu in un 3-4-3 mascherato e decisamente vulnerabile.

Vantaggio lampo.

Interessanti i primi scambi in attacco con Higuain e Mandzukic. La Juve porta sei uomini negli ultimi venti metri nella prima azione offensiva, per sfruttare anche la linea difensiva che nella sostanza replica il 3-4-3 tipico dell'ultimo Luis Enrique, provato per la prima volta a fine febbraio contro l'Atletico Madrid. Mathieu, chiamato al doppio compit0 di spingere e contenere, fa più fatica. E il modulo evidenzia le possibili difficoltà dei blaugrana quando, pur con un uomo in più a metà campo rispetto al 4-3-3 dell'era Cruyff e Guardiola, si ritrovano a dover coprire gli spazi dopo aver perso palla.

Il gioiello della Joya, davanti a Messi, è proprio il risultato delle difficoltà blaugrana nel coprire i semi-spazi, i corridoi interni. Così Higuain, che occupa il centro per le sponde con Mandzukic come spesso succede più attivo sulle fasce, può vedere lo smarcamento di Cuadrado. E il colombiano favorisce la torsione dell'argentino in piena area senza che i difensori, in ripiegamento, o i centrocampisti in aiuto chiudano la linea di tiro. Dopo 6′, la zona di Luis Enrique salta all'altezza del dischetto del rigore. E' l'inizio dello show di Dybala, che non si accontenta di firmare il gol più rapido subito dal Barcellona in stagione, in tutte le competizioni.

I preziosi movimenti di Dybala nel primo tempoin foto: I preziosi movimenti di Dybala nel primo tempo

Uno-due micidiale.

Proprio l'integrazione con Cuadrado racconta l'evoluzione, la nuova versione dell'ex Dani Alves che si accentra meno rispetto al primo periodo biaconero, ma interpreta il ruolo in maniera più normalizzata, più ortodossa, anche in funzione del cambio di modulo. La Juve si dispone secondo un 4-4-2 classico dalle linee strette in non possesso, Pjanic e Mandzukic portano il primo pressing in combinazione con Alex Sandro e Khedira, il mediano di riferimento nel raddoppio in appoggio al brasiliano nella zona di Messi che rimane sempre molto largo. Il bosniaco ex Roma ha il compito di seguire Iniesta quando rimane centrale. Se invece si allarga, come da compito della mezzala di possesso, tocca a Cuadrado andare a chiuderlo senza però stringere troppo la sua posizione in copertura. Ma quando Messi vede il suo inserimento e Iniesta sbuca dietro la BBC, un po' troppo stretta, solo la paratissima di Buffon può salvare la Juve.

Il gol salvato è il preludio al raddoppio di una Juve che lascia ai blaugrana il 70% di possesso palla nella prima mezz'ora (da Mathieu a Neymar la combinazione più cercata) ma sa come colpire fra le linee. Più che il sinistro di prima di Dybala, primo juventino a segnare una doppietta, è essenziale la fuga di Mandzukic, giocatore prezioso come pochi, che tiene lontano Sergi Roberto, costretto invano a inseguirlo, e sulla palla dietro il Barcellona paga la linea di centrocampo a 4 che rende più vulnerabile quello spazio davanti alla difesa senza che uno dei mediani possa abbassarsi chiudere fra le linee.

Mandzukic mette in crisi Sergi Roberto nel primo tempoin foto: Mandzukic mette in crisi Sergi Roberto nel primo tempo

Barça innocuo e lontano dalla porta.

Si sente eccome l'assenza dello "Spazzaneve" Busquets che tende a occupare due zone di campo molto distinte e abbassarsi spesso quasi in mezzo ai due centrali in fase di copertura

Sul 2-0, la Juve intensifica la densità nella copertura degli spazi nella propria trequarti, assorbe il possesso sterile degli spagnoli e  replica l'azione del raddoppio, dunque non certo un'improvvisazione, anche se Khedira non ha la mira di Dybala. L'occasione, comunque, convince Luis Enrique che qualcosa bisogna cambiare. Come a Malaga, boccia l'anello debole Mathieu per André Gomez, ma dopo una partenza illusoria in avvio di ripresa, è sempre la Juve a dominare la scena. E il ritardo di Mascherano nella marcatura di Chiellini sul corner che porta al 3-0 è il ritardo di tutta la squadra, di nuovo scioccata in trasferta come a Parigi, capace di soli 4 passaggi chiave in tutto il primo tempo.

I passaggi chiave al 60': si nota come il Barcellona abbia creato azioni da corner o con iniziative da molto lontanoin foto: I passaggi chiave al 60': si nota come il Barcellona abbia creato azioni da corner o con iniziative da molto lontano

Ripresa: ordinaria amministrazione.

Se dopo un'ora di gioco, la combinazione di passaggi più frequente è lo scambio fra Umtiti e Piqué, vuol dire che Allegri ha preparato e interpretato la partita meglio di Luis Enrique incapace di contrastare la superiorità numerica bianconera in mezzo al campo.

L'uscita di Dybala porta Allegri a ridisegnare i suoi secondo un 4-3-3 oculato per amministrare le prevedibili sfuriate dei catalani, con Pjanic e il nuovo entrato Rincon a giocare da mezzeali. Ma è solo una lunga attesa verso il triplice fischio. La partita non esce dai canoni dei primi 80 minuti, dalla confusione nella copertura degli spazi e nella circolazione del pallone che caratterizza i blaugrana, dall'attenta amministrazione di un vantaggio considerevole e, viste le caratteristiche dei bianconeri, per certi versi più rassicurante del 4-0 del PSG.

I passaggi a fine partita: quelli della Juve in arancio. Si nota come i blaugrana non siano entrati quasi mai in areain foto: I passaggi a fine partita: quelli della Juve in arancio. Si nota come i blaugrana non siano entrati quasi mai in area

Il primo tempo della doppia sfida diventa così il monologo a senso unico  di una Juventus solida, matura, convinta. Di una Juventus europea nello stile e nello spirito. Con un gioiello davanti per sognare in grande.