Gianni Comandini una supernova del calcio. E sì perché come le morenti stelle nello sterminato firmamento della galassia che, prima di spegnersi definitivamente, emanano un bagliore straordinario e spettacolare allo stesso tempo, così l’ex Milan ha vissuto la sua breve ma intensa carriera divenendo in poco tempo, sempre restando in tema cosmico, da astro nascente a meteora del pallone italiano. Questa, la storia del bomber di Cesena vincitore di un Europeo Under 21 e, soprattutto, giustiziere dell’Inter in un tennistico derby della Madonnina stagione 2000/01.

Gli inizi a Cesena, la nascita di un bomber.

Nasce, e non solo calcisticamente, a Cesena il 18 maggio 1977 e lì, nella sua terra natale, scopre la passione per il pallone e per il club della sua città. Così, il piccolo Gianni cresce e compie tutto il percorso fra le fila dei bianconeri divenendo, già dalla stagione 1994/95, un elemento utile aggregato spesso alla prima squadra. L’anno successivo poi, sempre in Serie B nella compagine emiliana allora allenata da uno dei suoi mentori, Marco Tardelli, arriva alla prima giornata di campionato (27 agosto del ‘95) al fianco di Dario Hubner e Jonatan Binotto l’emozionante esordio al Manuzzi contro la Pistoiese di mister Clagluna, risultato: 70 minuti di gioco e 1-0 finale. Quella presenza però, rimane l’unica in quella stagione e dopo il decimo posto finale, il ragazzo viene spedito in prestito in C1 al Montevarchi. Lì, in terra toscana, grazie ai consigli del tecnico Pillon, mette a segno 3 reti in 28 gare prima di tornare alla “base” dove, nei successivi due anni, realizzerà 20 gol complessivi aiutando il “Cavalluccio Marino” a tornare in Cadetteria prima ed a conquistare una tranquilla salvezza poi.

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Vicenza e un Europeo vinto con l’Under 21.

I 14 gol di Cesena però, non passano inosservati con il direttore sportivo del Vicenza Sergio Gasparin che, dovendo costruire una squadra da promozione, punta tutto su di lui. L’acquisto si rivela subito azzeccato e Comandini, in tandem con i vari Luiso e Bucchi, realizza ben 20 marcature in 34 partite riportando con Reja in panchina, dopo una sola stagione di assenza, i veneti in Serie A. L’annata 1999/2000 non finisce di certo qui per lui con i successivi europei Under 21 in Slovacchia a compimento di un biennio che vedeva, agli ordini di Tardelli, ragazzi d’oro come Pirlo, Gattuso, Coco, Zanetti, Abbiati o Ventola. Il girone B si apre proprio con una rete di Comandini che inaugura le danze nel 2-0 contro l’Inghilterra e poi, dopo il pari con la Slovacchia ed il successo con la Turchia, il primato nel gruppo consegna ai ragazzi capitanati da Pirlo la finale, vinta per 2-1 (doppio Pirlo), contro la temibile Repubblica Ceca di Grygera, Sionko, Ujfalusi, Jankulovski e Jarosik: Serie A, trofeo conquistato ed un futuro tutto da scrivere.

La doppietta nel Derby del 6-0 nel segno di Pablito.

Il futuro si scrive quella stessa estate che, se possibile, diviene ancor più speciale per Comandini per via del forte interessamento di diverse big della Serie A per lui. A spuntarla però, è il Milan di Berlusconi che convince il Vicenza con un’offerta da 20 miliardi di lire. La sua parabola ascendente quindi, dalla C1 alla A, si completa in “soli” 5 anni. Davanti a lui in rosa, in quella edizione dei rossoneri guidati da Zaccheroni prima e Tassotti, purtroppo per l'ex biancorosso ci sono in attacco oltre ai giovani Graffiedi e Saudati, mostri sacri come Bierhoff (9 reti in 42 match) e Shevchenko (34 gol in 51 presenze) che non lasciano molto spazio al talento di Cesena. Eppure, nel derby di ritorno dell’annata 2000/01, per molti interisti uno smacco forse pari a quello del 5 maggio 2002, Comandini parte dal primo minuto per via dell’assenza del panzer tedesco (spedito in tribuna) contro quel Tardelli, ora allenatore dei nerazzurri, che lo aveva lanciato nel grande calcio prima in Emilia e poi in Nazionale.

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Pronti via e dopo 2 minuti scarsi, dopo una stagione fatta di tante mancate convocazioni e pochi match (782’ complessivi), Comandini realizza di mancino l’1-0 superando l’incolpevole Frey, pubblico in visibilio e derby sbloccato. La favola sembra già stupenda così eppure dopo altri 16’ di gioco, su cross di Serginho, il 9 rossonero sigla di testa la sua personale doppietta (come Paolo Rossi nel giorno della sua prima stracittadina) aprendo quella goleada completata poi da Giunti, Shevchenko (2 reti) ed il carioca Serginho: è apoteosi Milan, apoteosi Comandini. Tuttavia, quella brillante partita rimane l’unica soddisfazione regalata ai tifosi rossoneri che, nell’estate successiva, lo vedono salutare Milanello, per 30 miliardi delle vecchie lire, per giungere nell’Atalanta di Vavassori (10 reti in tre anni). In seguito, a causa anche di una schiena con gli dà tregua (due interventi chirurgici) si avvia verso un lento ed inesorabile declino con gli orobici, il Genoa e la Ternana con solo 12 reti in 70 partite ed un mesto ritiro ad appena 29 anni. La supernova, forse, aveva già sprigionato tutta la sua energia.

Surfista e Deejay, la seconda vita di Comandini.

Tornato a Cesena dopo gli anni in giro per l’Italia Comandini pensa bene di dedicarsi ai viaggi ed alla conoscenza di mondi nuovi: “Grazie al calcio ho girato tanto ma sempre in ambienti controllati, avevo la curiosità di vedere cosa c’era fuori dal calcio. Compravo il biglietto per il volo, prendevo una guida e lo zaino e partivo, improvvisavo, dormivo ovunque, anche negli ostelli o in spiaggia, ero quello che volevo”. Viaggi senza soste in Brasile, Porto Rico, Panama, Messico, Australia, Fiji o Nuova Zelanda per dissetare la sua voglia di girare il pianeta ed entrare a contatto con culture altre e nuovi hobby prima poi di tornare, in pianta stabile, nella sua Emilia dove oggi, Gianni, a 39 anni, fa il deejay in un teatro dell'800 che lui stesso 14 anni fa ha ristrutturato insieme a degli amici.

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