Nella notte di Skopje il Real Madrid vive un’altra partita epica nella sua eterna, vincente, sterminata parabola calcistica. La formazione di Zinedine Zidane, autentico “Re Mida” da quando è diventato allenatore dei Galacticos con 6 successi totali (1 Liga, 2 Champions League, 1 Coppa del mondo per club e 2 Supercoppa Uefa), ha infatti sconfitto il Manchester United di Mourinho per 2-1 portando a quota 85, in 115 anni, i trofei nella storia madrilena.

Questo ennesimo successo però, non sarebbe stato possibile senza l’ausilio dei tanti campioni in rosa con alcuni interpreti che, in terra macedone, si sono esaltati segnalandosi come i calciatori decisivi del match.

Top e Flop della Supercoppa Uefa 2017.

Non chiamatelo gregario: Casemiro la risolve ancora.

Chiamato ad essere i polmoni della squadra, a rincorrere gli avversari, sgomitare a centrocampo e dare fiato ai fini dicitori Modric e Kroos, Casemiro con la sua qualità abbinata ad una forza spaventosa, ha scompaginato il classico paradigma della vita da mediano. Quella vita che ha contraddistinto grandi del calcio, il riferimento, anche canoro a Oriali viene naturale, ma che oggi, nella sua versione 2.0, ha un interprete diverso: Casemiro. Il talento brasiliano al top della sua maturazione, infatti, assolve ai suoi compiti di intenditore ma, come già fatto in occasioni che contano (vedi i gol contro le italiane negli Ottavi di finale col Napoli o la finale di Cardiff con la Juventus), si inserisce con precisione, detta i tempi e, cosa più importante, segna. Così, il palo colpito nella prima frazione di gara è solo l’antipasto del gol in spaccata di sinistro al 24’ che apre il match e lo porta nell’Olimpo dei centrocampisti internazionali, nella storia della manifestazione: grazie anche alla sua rete il Real bissa il successo dello scorso anno e ripete l’impresa del Milan fra il 1989 ed il 1990. Non chiamatelo più, ve lo consigliamo, gregario.

Carvajal, semplicemente il terzino perfetto.

Se Casemiro sembra essere il nuovo emblema del mediano del calcio moderno, Carvajal rappresenta il prototipo del terzino perfetto: attacca, difende, crossa alla perfezione e morde le caviglie degli avversari (chiedere ai vari Rashford e Lingard). È suo poi, per completare il quadro di una prestazione macchiata solo da un giallo nei minuti finali della gara, l’assist per il predetto mediano brasiliano che apre la contesa e, di conseguenza, la festa madrilena. Insomma, un fluidificante straordinario che vince ancora e che si prenota, qualora ci fossero dubbi di sorta, come terzino del presente e del futuro blanco.

Sostituisce Ronaldo e veste i panni di Cr7, Isco decisivo.

Parte dal primo minuto in luogo di Cristiano Ronaldo, l’uomo storicamente più atteso di tutti. Eppure, l’incombenza, il compito, l’onere di dover sopperire all’assenza iniziale del proprio uomo simbolo non lo scompone più di tanto con sprazzi di grande calcio e giocate straordinarie. Nella prima frazione di gioco ma anche nella seconda parte della gara, il faro dal quale si irradiano le azioni offensive dei suoi partono dai piedi fatati dell’ex Malaga che, oltre a ricamare football, sigla anche il gol del momentaneo, e poi risolutivo, 2-0 che inchioda Mourinho ed il suo Manchester United. Semplicemente sublime, semplicemente il “rincalzo” di estrema affidabilità che tutti vorrebbero.

Lotta, ci prova ma non incide, Mkhitaryan rivedibile.

Parte bene con un avvio promettente fatto di vivacità e qualche spunto personale. Per il resto del match lotta, cerca di illuminare il gioco ma finisce spesso per infrangersi contro l’arcigna retroguardia madrilena. Mkhitaryan non gioca di certo la sua miglior partita e, con la scarsa verve di Lingard, finisce per isolare il povero Lukaku costretto a cercare la via del gol per altre strade (la respinta sbilenca di Navas su tiro di Matic). La serata macedone non resterà fra le sue migliori prestazioni individuali con l’esigenza di cambiare pagina presto e dimenticare una serata decisamente storta.

Lingard 45’ spesi male, la pre-season è alle spalle.

Il calcio d’agosto spesso inganna. E così capita che proprio quel Lingard in grado nella pre-season di fare sfaceli segnando a ripetizione e giocando a livelli altissimi, non riesca ad incidere nella prima partita di grande importanza dell’anno. La finale del giovane inglese, infatti, dura solo 45’ con, fra gli highlights personali, tanti dribbling falliti ed un giallo, al 42’, di sola, pura frustrazione. Esce dal campo in cambio del giovane Rashford non lasciando alcun segno nel match e divenendo, a posteriori of course, uno dei rimpianti della serata no di Mourinho. Da rivedere anche se l’attenuante Carvajal non è un alibi, specie questa sera, da poco.

Per non perdere l’occasione di mantenere invariata la media gol delle finali della Supercoppa Uefa di 2.8 gol a partita, Keylor Navas, al minuto ’62, non bloccando, o almeno, non respingendo al meglio l’ottimo tiro di Matic regala a Lukaku la rete della speranza, il gol del momentaneo 2-1. Solitamente felino imbattibile, saracinesca fra i pali, nella serata di Skopje il numero #1 Galactico non è all’altezza della prova con sì 4 parate totali ma anche con una indecisione che poteva costare molto cara ai suoi. Una sbavatura importante che, per la gioia e la fortuna di compagni, tecnici e tifosi, non ha tolto al Real la possibilità di vincere la sua 4 Supercoppa Uefa della storia grazie ad una parata decisiva all’80’ su Rashford tutto solo dinanzi a lui.

Gli allenatori: Zidane batte Mourinho e conferma la profezia dello “Special One”.

Nel loro primo incontro ufficiale, l’esordio assoluto è dell’International Champions Cup dello scorso luglio finito in pari sull’1-1, Zidane, l’allievo, il neofita del football (16 anni totali a Madrid) batte lo “Special One” consacrandosi, in soli 18 mesi alla guida delle Merengues, fra gli allenatori più importanti della lunga epopea chiamata Real Madrid. Con la personalità e la sicurezza di una squadra padrona, forte, di grande esperienza, con un lignaggio internazionale riconosciuto e riconoscibile ed un CR7 dalla panchina, il Madrid ha avuto la meglio dei volenterosi Red Devils che pagano, malgrado i 3 trofei conquistati nell’annata 2016/17, il loro status di formazione in ascesa, in ripresa, in altre parole: in costruzione. Ancora, con concetti semplici, resi ancor più digeribili dai piedi fatati dei suoi, Zidane vince la contesa con il suo omologo con una qualità straordinaria ed un gioco ormai consolidato al netto dei trucchetti, degli stratagemmi tattici (come quello di schierare a specchio la propria squadra col 4-3-3 o tentare di sfruttare la maggior fisicità dei suoi), del difendi e riparti del sagace “Special One”. Un trionfo che ha il sapore di consacrazione per un allenatore che era stato già incoronato, in tempi non sospetti, dallo stesso tecnico lusitano che, proprio quando le loro strade si erano incrociate, allenatore l’uno, consigliere di Florentino Perez l’altro, aveva detto: “Zidane diventerà un grandissimo tecnico”.

Tabellino e voti.

Real Madrid (4-3-3) Navas 5.5; Carvajal 7, Sergio Ramos 6.5, Varane 6, Marcelo 6; Modric 6.5, Casemiro 7.5, Kroos 6.5; Isco 7 (L. Vazquez 6 dal 74’), Benzema 6.5 (Ronaldo dal 83’), Bale 6 (Asensio 6 dal 74’).

Manchester United (4-3-3) De Gea 6.5; Valencia 6, Lindelof 5.5, Smalling 5.5, Darmian 6; Herrera 5.5 (Fellaini dal 56’), Matic 6, Pogba 6; Mkhhitaryan 5, Lukaku 6.5, Lingard 5 (Rashford dal 46’).