Un banale incidente automobilistico, rischia di mettere nei guai l'ex centrocampista biancoceleste Stefano Fiore. Pochi giorni fa, l'auto dell'ex giocatore è infatti rimasta coinvolta in un tamponamento sulla Flaminia, che ha provocato la morte di un giovane di 22 anni. Dalle prime ricostruzioni della Polizia, a causare l'incidente a catena sarebbe stata proprio la macchina guidata da Fiore che, secondo gli agenti, procedeva ad una velocità sostenuta. L'impatto con la vettura davanti, arrivato a causa di una frenata improvvisa di chi lo precedeva, ha così generato l'effetto a catena. In una delle altre tre macchine coinvolte, c'era anche il ragazzo che è purtroppo deceduto nella notte dopo la corsa e il ricovero d'urgenza in ospedale. Come riportato dal "Corriere della Sera", il pubblico ministero Antonio Clemente ha così puntato il dito contro la velocità con la quale procedeva l'auto dell'ex bandiera della Lazio e indagato ufficialmente il 42enne calabrese.

Il precedente di Massimo Carrera.

L'accusa per Stefano Fiore è pesante: omicidio colposo. Dopo le prime parole rilasciate ai vigili urbani accorsi sul posto, durante le quali Fiore è risultato comunque lucido (tant'è vero che non è stato disposto il ritiro della patente), l'ex giocatore verrà ascoltato nelle prossime ore in merito all'incidente mortale. L'indagine dovrà ora chiarire la velocità del mezzo e le eventuali responsabilità del conducente: attualmente unico indagato per la morte del ragazzo. Il tragico episodio che ha coinvolto Fiore, non è purtroppo l'unico e ricorda da vicino ciò che successe nel 2013 a Massimo Carrera. A quel tempo collaboratore di Antonio Conte, l'ex Juventus rimase coinvolto in un incidente vicino a Bergamo nel quale morirono due ragazze di 23 anni. Dopo le indagini, per Carrera arrivò una sentenza shock: la condanna a 2 anni e 6 mesi per duplice omicidio colposo.