C'era una volta l'Italia che aveva smesso di produrre calciatori di livello e che fossero in grado di emozionare gli appassionati di futbol del Belpaese. Quando? Fino a pochi mesi fa era diffusa l'idea che in Italia non vi fossero più calciatori forti, in grado di poter essere dei validi portabandiera della tradizione calcistica tricolore, invece ora siamo tutti concentrati sulla crescita di alcuni calciatori che si stanno prendendo le luci della ribalta in Serie A e sono già parte della Nazionale di Giampiero Ventura. Dopo aver parlato degli attaccanti spazio ai centrocampisti del futuro: il primo esaminato è stato Marco Verratti, questa è la volta di Roberto Gagliardini.

Un'ascesa veloce e inaspettata. Nessuno avrebbe scommesso un euro su questo ragazzo a inizio stagione e, invece, Roberto Gagliardini in sei mesi ha visto la sua vita cambiare molto repentinamente: prima la maglia da titolare nell'Atalanta, poi la convocazione in Nazionale e, infine, l'arrivo all'Inter. Questo centrocampista di Bergamo tutto corsa e dinamicità, è dotato anche di una buona tecnica di base e si sta affermando sempre più nel massimo torneo nazionale risultando sempre uno dei più positivi della squadra nerazzurra. Adesso Roberto è nel giro della rappresentativa azzurra e il 28 marzo 2017, sostituendo De Rossi nel primo tempo della partita amichevole vinta 2-1 contro l'Olanda all'Amsterdam Arena, ha fatto il suo esordio ufficiale. Gagliardini ha riportato in auge quel tipo di centrocampista "a tutto campo" che nel panorama italiano è stato un po' carente negli ultimi anni. Sia l'Inter che la Nazionale possono contare su un calciatore instancabile, sempre concentrato e mai fuori dalle righe.

Da Bergamo a Bergamo.

Gli inizi.

Gagliardini è uno dei tanti talenti provenienti dal fertile settore giovanile dell’Atalanta e i genitori ricordano così i suoi primi calci e la sua trafila nella Dea: "Dai 7 ai 18 anni il triangolo era casa, scuola e Zingonia, il centro sportivo che dista 8 chilometri. ‘Ricordiamo la prima borsa dell’Atalanta. Lui era così piccolo e la borsa così grande che ci stava dentro rannicchiato'". Il padre Alessandro è il primo tifoso di Roberto e ha seguito la sua carriera passo dopo passo: "Il suo sviluppo è stato lento, vissuto anche sotto peso e con un po’ di mal di schiena. A 14 anni era alto uno e 63, in meno di 12 mesi prese 10 centimetri".

La B: Cesena, Spezia e Vicenza.

Il centrocampista lombardo fa il suo esordio tra i professionisti il 4 dicembre 2013, nell’incontro di Coppa Italia tra Atalanta e Sassuolo ma a gennaio 2014 viene girato in prestito al Cesena. In Romagna Gagliardini disputa in totale 21 partite realizzando un goal e contribuendo così alla promozione dei bianconeri in Serie A dopo la vittoria nella finale playoff contro il Latina.

Dopo l'esperienza con i bianconeri romagnoli arriva la chiamata dallo Spezia, club ambizioso, ma una lunga serie di problemi fisici lo bloccano e alla fine con la maglia della società ligure le presenze sono soltanto 14, con una rete realizzata. La stagione 2015/2016 arriva una nuova avventura in Serie B, questa volta con la maglia del Vicenza e la formula è quella del prestito con diritto di riscatto e controriscatto ma dopo 16 presenze ed un goal si torna a casa.

Il ritorno alla Dea.

A gennaio rientra a Bergamo per sostituire Alberto Grassi, volato al Napoli, ma con Edy Reja in panchina Gagliardini viene schierato una sola volta e tutto sembrava preludere ad un nuovo prestito. A luglio Roberto è uno dei tanti nell’organico di Gian Piero Gasperini, nuovo allenatore nerazzurro, e all'inizio non viene impiegato tantissimo ma il punto di svolta arriva presto: il 2 ottobre, gara che poteva segnare l’esonero del tecnico torinese, Gasperini sceglie di affidarsi ai giovani contro il Napoli: dentro Caldara, Conti, Petagna e Gagliardini, tre su quattro cresciuti a Bergamo. L'Atalanta vince contro la squadra di Maurizio Sarri e non si ferma più. Gagliardini è tornato in panchina per far spesso spazio a Freuler e ha collezionato in totale 14 presenze, ma ogni volta che scende in campo fa brillare gli occhi ai tifosi e agli osservatori delle altre squadre che accorrono all'Atleti Azzurri d'Italia.

L'Inter chiama, Gaglia risponde.

Italiano, giovane ma, soprattutto, centrocampista centrale: il profilo di Roberto Gagliardini sembrava poco compatibile con quella che è stata la storia recente dell'Inter, invece a gennaio la società nerazzurra  lo acquista per 2 milioni di euro con obbligo di riscatto fissato a 20 milioni più eventuali bonus. Il centrocampista bergamasco deve inserirsi in un contesto complicato perché la squadra deve rincorrere un piazzamento Uefa dopo l'inizio di stagione horror ma diventa subito uno dei punti fermi di Stefano Pioli: Gagliardini ha saltato solo la gara con il Crotone per infortunio. Roberto ha collezionato 13 presenze, tutte da titolare, condite da due reti e un assist.

Negli ultimi 20 anni i tifosi nerazzurri hanno potuto ammirare solo 3 i centrocampisti centrali italiani con la maglia della loro squadra del cuore: si tratta di Luigi Di Biagio, Cristiano Zanetti e Thiago Motta.

Roby "a tutto campo"

Quando parliamo di Roberto Gagliardini facciamo riferimento ad un giocatore intelligente, bravo a scegliere sempre la soluzione giusta sia in spazi larghi che stretti, in tempi lunghi o brevi. Il centrocampista nerazzurro è importante soprattutto nella gestione e nella fase di intercetto della palla: è un uomo fondamentale nell'impostazione della manovra dell'Inter, nonostante i due mediani cercano sempre il trequartista per far partire la manovra, e quando può si inserisce centralmente cercando di creare la superiorità numerica e tentare di verticalizzare.

A proposito di gioco in verticale. Il ‘volante' bergamasco si è messo in mostra diverse volte per passaggi illuminanti verso la porta avversaria e avere un attaccante come Mauro Icardi dà qualche vantaggio in questo senso: è bravo a non perdere tempo e riesce a capire subito in quale spazio va servito il compagno in profondità.

Gagliadini è molto bravo a chiamare i tempi del pressing in avanti e a far restare alto il baricentro di squadra. Nel 4-2-3-1 utilizzato spesso dall'Inter in questa parte di stagione il centrocampista nerazzurro è chiamato al primo pressing e fa girare velocemente il pallone verso i compagni meglio piazzati prima che gli avversari lo circondano. Molto bravo nell'attaccare le seconde palle tanto che sulle respinte delle difese avversarie, se non è in area, è sempre uno dei primi a giungere sul pallone.

Non ha mai fatto tantissimi gol Gagliardini ma nella fase di conclusione può dire la sua: il calcio non è pulitissimo ma sa farsi sentire ed è molto bravo a inserirsi in area grazie alla sua fisicità più che al tempismo. Di certo l'espressione ‘box-to-box' non lo definisce a pieno perché in quel caso si fa riferimento a giocatori che vanno spesso in goal, ma Roberto sa che può migliorare sotto quel punto di vista.

Roberto ha dimostrato di essere molto bravo a difendere correndo in avanti, a leggere il gioco e a tagliare le linee di passaggio degli avversari: nella nostra Serie A è uno dei migliori calciatori a intercettare i palloni e prendere in contropiede le squadre avversarie. Quando si muove all'indietro è bravo a tenere la posizione e coprire sempre i suoi compagni: senso tattico e intelligenza.

Si tratta di un giocatore dinamico molto più a suo agio nella corsa che negli spazi stretti ed è importante anche negli inserimenti: quest'ultima qualità potrebbe essere sviluppata in futuro e potrebbe fargli scoprire una verve più offensiva. Soprattutto da quando è arrivato all'Inter va a occupare l'area per dare una mano ai calciatori offensivi e non lasciare isolato Icardi contro i centrali avversari. Roberto Gagliardini ha ampi margini di miglioramento e può essere un'arma importante sia per l'Inter che per la Nazionale: un centrocampista molto diverso da tutti gli altri della sua generazione e potrebbe davvero riportare in auge un modo di giocare in mediana che da queste parti non vedevamo da un po'.