Il tabù Juve continua. I bianconeri perdono la terza finale consecutiva di Champions League. Zidane vince mascherando i punti deboli sulle fasce e ottenendo il massimo dall'uomo dei record, Cristiano Ronaldo. Il suo gol, il 500mo in Europa delle merengues, fa il resto. Modric e Kroos, che tocca 84 palloni, più di tutti, cambiano la partita. Allegri interpreta bene il match nel primo tempo, ma nella ripresa la flessibilità fa grande il Real, una delle quattro squadre a non aver ancora perso una finale da quando la Coppa dei Campioni è diventata Champions League. E' la prima squadra ad alzare la coppa più ambita per due anni di fila, anche se il 4-1 è un passivo fin troppo severo per i bianconeri. La Juventus crolla soprattutto in difesa, su cui Allegri aveva costruito questa stagione da primato.

La partita si decide sugli esterni.

Il Real difende anche più basso del solito per non lasciare a Mandzukic, subito cercato nella costruzione della manovra offensiva bianconera, di puntare Carvajal. Dani Alves allarga la  copertura degli spazi della Juventus, che si mette a tre dietro senza palla. La Juventus costruisce vantaggio competitivo alle spalle del centrocampo avversario e Higuain scuote subito Navas dopo aver cercato spazi nella zona di Casemiro, l'equilibratore del gioco del Real.

La Juve parte aggressiva anche sugli esterni, impedisce a Marcelo e Carvajal di avere spazi per ricevere e a Kroos di avere una ricezione comoda nella circolazione bassa delle merengues. Il tedesco, che incarna quel passaggio dalla devozione alla convinzione che per Marx incarna lo spirito dell'Hono Teutonicus, l'uomo tedesco, dalla riforma luterana in poi, fatica mentre i bianconeri creano il primo brivido forte, la conclusione da fuori di Pjanic con gran risposta di Navas, dimostra quanto sia importante per la Juventus la creazione di spazi fra le linee, l'occupazione dei semi-spazi, e dall'altra quanto sia cruciale per Zidane l'abbassamento di Casemiro per proteggere i due centrali, che altrimenti rischiano di ritrovarsi soli e nel costante dubbio fra aggredire il portatore di palla e proteggere l'area.

Parola chiave: flessibilità.

Allegri dimostra di aver preparato bene la partita. Si vede dai lanci illuminanti di Bonucci e dal raddoppio, in appoggio su Alex Sandro, per chiudere su Ronaldo, che si ritrova a cercare spazi in quella zona di campo in quello che diventa un sostanziale 4-4-2 nella fase di non possesso.

La Juventus fa valere la flessibilità in copertura contro un Real che attacca con Varane che sale e complica le transizioni dei compagni. Zidane ha evidentemente chiesto agli attaccanti di pressare alto su Bonucci, vero regista basso dei bianconeri, per non consentirgli una visione comoda nella circolazione bassa del pallone. Isco davanti svaria, con l'appoggio di Kroos, cruciale nel creare triangoli e moltiplicare le linee di passaggio negli ultimi trenta metri. Ma la manovra offensiva del Real tende troppo a procedere per vie orizzontali, e la Juventus in nessuna zona di campo si ritrova in difficoltà. Essenziale, da questo punto di vista, la disciplina tattica di Barzagli, che non può aspettarsi troppo aiuto da Dani Alves. E' notevole, però, la diagonale difensiva dell'ex Barcellona a chiudere Cristiano Ronaldo al 17′.

CR7 sblocca, Mandzukic pareggia.

Il Real la sblocca al 20′. La Juve si perde proprio nella sua zona forte. Il Real moltiplica la densità a sinistra, cambia rapidamente nella zona di Carvajal, Alex Sandro ha stretto la diagonale, Bonucci consente a Ronaldo di tracciare di prima il diagonale che porta a 500 i gol in Champions del Real. Come contro l'Atletico in semifinale, le merengues tendono a consolidare la superiorità numerica dal lato forte. così Ronaldo, finalizzatore fenomenale, diventa il primo a segnare in tre finali di Champions League.

Le squadre si allungano, Dybala perde almeno un paio di palloni semplici. Isco,, insieme a Kroos, diventa l'elemento cruciale nella fase difensiva del Real. Zidane gli chiede di spostarsi sull'altro lato ma non fa in tempo a coprire su Alex Sandro che appoggia per Higuain. Il tocco di prima a centro area, con i due centrali del Real troppo attenti a rinculare, effetto collaterale di una difesa posizionale lasciata più all'iniziativa individuale, libera la spettacolare rovesciata di Mandzukic, secondo dopo CR7 a segnare in una finale di Champions con due squadre diverse, per un meritato pareggio.

Le zone di azione di Juve e Real Madrid. Gli spagnoli riescono a coprire meglio le fasce e penetrano di più in areain foto: Le zone di azione di Juve e Real Madrid. Gli spagnoli riescono a coprire meglio le fasce e penetrano di più in area

Pareggio meritato all'intervallo.

In almeno un paio di situazioni, Pjanic si alza per avere spazi da trequartista, con Casemiro troppo concentrato a seguire  Dybala. La fascia centrale sulla trequarti diventa caldissima per i bianconeri, anche se Khedira non si inserisce tanto senza palla, forse per non lasciare troppo spazio Kroos, essenziale nello sviluppo della manovra spagnola.

Nel finale, la Juve si abbassa anche troppo. Khedira lavora benissimo senza palla, Isco cerca spazi anche al centro ma non ha mai una linea di passaggio o di tiro aperta, Mandzukic lavora splendidamente quasi da terzino aggiunto in appoggio ad Alex Sandro. Buffon non corre pericoli e l'1-1 all'intervallo non scontenta.

Il lavoro con e senza palla di Mandzukicin foto: Il lavoro con e senza palla di Mandzukic

Casemiro e CR7 firmano il ko

Il secondo tempo si sviluppa, in avvio, sugli stessi binari del primo. Il Real cerca maggiornente la manovra sugli esterni, soprattutto sulla fascia sinistra. Barzagli va un po' in difficoltà, il mismatch in termini di ritmo e di rapidità nella copertura degli spazi si fa sentire. Un difetto che la Juventus paga al 60′. Zidane chiede a Modric e Kroos di accompagnare in maniera e in misura più netta sugli esterni. La Juventus si ritrova con una difesa più alta e più larga, con Khedira che al 60′ ripiega troppo dietro e troppo presto. Libera così Casemiro per la conclusione dalla distanza, deviato proprio dal tedesco, per il 2-1.

Il gol demolisce le speranze dei bianconeri. Il Real insiste a destra, con Modric e Carvajal (27 scambi nei primi 80 minuti, rimane la combinazione di passaggi più frequente nelle merengues) a dialogare e a tenere fuori Alex Sandro. E' uno degli schemi preferiti dalle merengues senza Bale, una squadra che non esalta il possesso palla ma insiste nella ricerca della verticalizzazione. Il sostegno del croato sul lato forte in appoggio a Carvajal, l'avvio dell'uno-due sulla fascia, permette a quel finalizzatore straordinario che risponde al nome di Cristiano Ronaldo di tagliare sul primo palo fra Chiellini e Bonucci e infilare il gol del 3-1.

La partita di CR7 fino al raddoppio: la sua imprevedibilità fa la differenzain foto: La partita di CR7 fino al raddoppio: la sua imprevedibilità fa la differenza

Allegri rischia Cuadrado, espulso.

L'ingresso di Cuadrado, giocatore più associativo rispetto agli anni con la Fiorentina, appare come una mossa un po' disperata di Allegri. Il colombiano entra per Barzagli, con la Juventus che si mette in maniera più chiara a quattro dietro. Cuadrado gioca sul lato più manovriero della Juve, in combinazione con Dybala. e quest'anno ha sfiorato i 50 passaggi di media a partita. Adesso tenta meno dribbling, ma collabora di più alla manovra collettiva come dimostra il suo record stagionale di cross, in gran parte diretti verso Mandzukic. Tuttavia, e forse è per questo che Allegri l'ha mantenuto come jolly anche se un po' disperato vista la situazione di punteggio, Cuadrado rimane un giocatore verticale. "I suoi passaggi quando la Juve costruisce l’azione sono quasi sempre semplici (uno scarico veloce all’indietro quando è spalle alla porta, un appoggio orizzontale quando riceve col corpo rivolto alla porta) e funzionali a dargli la possibilità di attaccare la difesa, con o senza palla" si legge in una dettagliata analisi su Ultimo Uomo.

La circolazione di palla della Juventus si fa via via più timida, meno fluida. E l'ingresso di Lemina per Dybala, a parte la volontà di cercare un maggiore equilibrio nella zona centrale, suona come una resa anticipata di Allegri. L'espulsione, un po' severa, per doppio giallo di Cuadrado, anticipa la fine del match. La Juve che non aveva subito gol su azione in tutto l'anno in Chammpions, si arrende anche al poker di Asenjo. Ma non cambia la storia. Zidane firma la prima doppietta nella storia dei blancos dopo 59 anni.