Correva l’anno 2011 quando 40 minuti prima del fischio d’inizio della sfida tra Colonia e Mainz valida per la Bundesliga, l’arbitro Babak Rafati che, avrebbe dovuto dirigere la partita, venne trovato nella vasca da bagno con le vene dei polsi tagliate. Il direttore di gara tentò il suicidio, non riuscendo più a sopportare la pressione, dimostrando di essere entrato in un vero e proprio tunnel da cui non trovava uscita. A distanza di diversi anni, lo stesso Rafati ha raccontato la sua storia in un lunga e interessante intervista alla Blick che permette di conoscere meglio la depressione, un male che in Germania è costato la vita anche ad altri calciatori come Enke, e Biermann.

Il tentativo di suicidio.

All’epoca dei fatti Rafati, in attività nel massimo campionato tedesco dal 2005, aveva collezionato 84 presenze e 2 a livello internazionale. In quella maledetta stagione però gli osservatori della classe arbitrali non si erano comportati in maniera tenera con lui, che aveva ricevuto per 4 volte il titolo tutt’altro che positivo di peggior arbitro della Bundes. Ecco allora che prima della partita, l’arbitro crollò e provo a togliersi la vita: "Venni salvato, ma quando mi svegliai in ospedale pensai che la prossima volta avrei dovuto programmare meglio il tutto – riporta Gazzetta.it – Mi vergognavo. Pensavo che mia moglie mi avrebbe lasciato, temevo i commenti del panettiere o del giornalaio".

La lettera di Schweinsteiger.

Il risveglio fu traumatico per il fischietto che ricorda l’atteggiamento assai poco tenero degli agenti che lo interrogarono al momento del suo risveglio: "Gli agenti? Mi dissero he non dovevo farli aspettare, che avevo già fatto aspettare 50mila persone allo stadio. Ma io ero malato, ero umiliato. Tentai il suicidio appena uscito dal commissariato lanciandomi dalla macchina in corsa". Fortunatamente ad aiutare Rafati, oltre alla moglie che non lo lasciò mai solo ci fu anche una vecchia conoscenza del calcio tedesco, ovvero Bastian Schweinsteiger. Quest’ultimo scrisse una lettera a Babak per aiutarlo ad affrontare il momento difficile: "Non era una furbata perché sapeva che non avrei mai più arbitrato una sua partita. Eppure mi scrisse che nella vita si cade spesso ma che l'importante è rialzarsi una volta in più. Fu un gesto incredibilmente umano. Dalla DFB (il massimo organo calcistico tedesco) invece non mi ha mai contattato nessuno. Mi dissero che per me le porte erano sempre aperte, ma cosa dovrei fare, contattarli? È come se una donna stuprata contattasse il violentatore per farsi aiutare. Il primo passo dovrebbe venire da loro se vogliono mostrare pentimento". Adesso il peggio è davvero passato per l’ormai ex arbitro che attualmente sta collaborando con 3 misteriosi professionisti, aiutandoli a reggere quella pressione che a lui giocò un terribile scherzo.