L’Italia s’è desta. E sì perché in questi ultimi giorni abbiamo avuto la prova dell’enorme crescita del movimento calcistico nostrano con diversi giovani azzurri che, tra nazionale maggiore e Under 21, hanno dato un saggio delle loro qualità e dei loro evidenti progressi. Da Donnarumma a Rugani, da Romagnoli a Locatelli, da Berardi a Pellegrini passando per Belotti e Gagliardini, infatti, molti sono stati i giovani protagonisti in grado di far cambiare umore ai tifosi nostrani preoccupati, specie negli ultimi anni, per il mancato ricambio generazionale di fenomeni come Totti, Del Piero e compagni.

Nemmeno il tempo di goderci queste giovani stelle però, che subito, dalle retrovie del calcio di provincia e non solo, troviamo una intera generazione (la “terza”), quella dai 1996 ai 2001, pronta per provare il salto in prima squadra e, perché no, a esordire nelle rappresentative nazionali, maggiore e Under 21 comprese. Un bacino imponente da cui attingere a piene mani e, chissà, da cui pescare quelle risorse per rivivere, magari in Russia o più tardi in Qatar, le notti di Dortmund o Berlino dell’estate 2006.

Plizzariin foto: Il portiere Plizzari in azione con l'Italia Under 15

Carnesecchi e Plizzari il post Donnarumma.

Il tempo passa, la clessidra scorre inesorabile ma mai come stavolta per l’Italia non sembrano esserci seri problemi con già diverse certezze da cui partire per non solo voltare pagina in termini anagrafici ma anche rimpinguare il talento a disposizione degli azzurri. Dietro i vari Scuffet (20), Meret (20), Emil Audero (20) e Donnarumma (18) colonne sia della prossima edizione dell’Under, quella che si giocherà in casa nel 2019 il campionato europeo di categoria, che della nazionale di Ventura, infatti, le spalle sono piuttosto coperte.

In cima all'agenda ci sono i nomi di due estremi difensori di cui si parla un gran bene, ovvero: Marco Carnesecchi del Cesena ed il vice-Gigio Alessandro Plizzari del Milan. Due talenti che fanno parte della terza generazione azzurra di cui tenere conto e a cui affidare le chiavi, predetti portieri permettendo, dell’Italia futura. Una garanzia per la Nazionale ma anche per la nostra Serie A.

Bastoniin foto: Il centrale Bastoni nel giorno del suo esordio in A contro la Lazio

Caldara, Bonifazi, Bastoni, Marchizza: i talenti 3.0 dell’Italia.

Se Romagnoli e Rugani sembrano ormai già anziani coi loro 22 anni ciascuno ed avviati ad una maglia nella nazionale di Ventura, altri, come ad esempio Biraschi (22 anni), Caldara (22), Ferrari (22) o Bonifazi (20) dovranno duellare con una folta schiera di giovani promesse.

Da Vitturini del Pescara (20) a Romagna (19) della Juventus, da Marchizza (19) della Roma a Bettella (16) dell’Inter, passando per Bellanova (16) del Milan e Bastoni (17) dell’Atalanta, infatti, per i selezionatori attuali e futuri sarà un autentico dilemma scegliere chi convocare e chi lasciare a casa fra uno di questi straordinari prospetti. Insomma, anche nel pacchetto arretrato, il vivaio sembra piuttosto fertile.

Barellain foto: Il regista Barella del Cagliari nella finale dell'europeo Under 19 dello scorso anno contro la Francia

Barella, Murgia e Melegoni: il nuovo che avanza.

Nell’Under 21 di Di Biagio c’è un vero e proprio arsenale da guerra nel reparto mediano del campo a cui Ventura e la sua nazionale guardano famelici con attenzione. Cataldi, Benassi, Verre, Pellegrini ma anche Locatelli, Grassi, Mazzitelli o Mandragora rappresentano campioncini in erba da crescere, coccolare ed inserire con calma e pazienza nell’Italia dei grandi.

Niente paura però, dietro di loro, in questo repentino avvicendamento, in questa fabbrica in serie di fenomeni azzurri, rintracciamo esordienti in Serie A di successo, come Murgia (1 rete in 10 sfide con la Lazio), Barella (1.578 minuti in questo campionato) o Melegoni (1 gara in A) ma anche profili dalle enormi potenzialità come il ’99 Frattesi della Roma ed i 2000 Biancu (Cagliari), Caligara (Juventus), Portanova (Lazio) e Rizzo Pinna (Atalanta).

Pinamontiin foto: Pinamonti contro la Spagna

Pinamonti, Pellegri e poi Kean i golden boy sono in attacco.

In attacco, invece, se possibile, la qualità media dei calciatori in rampa di lancio aumenta a dismisura con un mix di sfrontatezza e precocità assoluta. E se non molti conoscono le potenzialità di Diego Peralta (2 assist in 27 incontri in Cadetteria) del Pisa in prestito dalla Fiorentina tutti, o quasi, conoscono le qualità del nuovo “Robben” prenotato dalla Juventus Orsolini, la forza della punta rossonera Cutrone (14 reti in stagione con la Primavera), lo spessore e l’atletismo di Tumminello della Roma (17 gol in 13 match) e, a chiudere, i tre esordienti in prima squadra.

Si tratta di Pinamonti (debutto anche in Europa League a dicembre contro lo Sparta Praga), Moise Bioty Kean (già 2 presenze in A ed 1 in Champions League) e Pellegri del Genoa, ovvero il debuttante più giovane della storia della massima serie (ex aequo con Amedeo Amadei della Roma). Insomma, senza montarsi la testa o adagiarsi sugli allori, è tempo di rinascere, è tempo di vincere: l’Italia s’è desta.