Il Napoli è finito sotto processo nella fredda serata di Dontetsk, al debutto in Champions che ha trovato la squadra di Maurizio Sarri con le polveri bagnate, mai in grado di esprimere gioco e personalità che oramai dovrebbero costituire il DNA di un gruppo radicato nel tempo. Una brutta sconfitta che come ha sottolineato il tecnico nel dopo gara "ci riporta con i piedi per terra". Ma è pur vero che il 2-1 di Donetsk costringe il Napoli ad affrontare una Champions League in salita, con l'handicap di una gara che avrebbe dovuto concludersi diversamente.

L'approccio sbagliato.

Tre su tre.

"E' la terza volta che sbagliamo l'approccio alla gara" ha umilmente ammesso Maurizio Sarri nel dopo Donetsk. Dopo l'Atalanta e la sfida interna al Bologna, dunque, anche contro lo Shakhtar mentalmente la squadra è scesa in campo ‘scarica'. E si è visto: 25 minuti di non gioco, con idee confuse e un ritmo sotto la media che ha permesso agli ucraini di aumentare o abbassare i ritmi a proprio piacimento.

In Champions si paga.

Se in campionato la forza tecnica del Napoli è superiore alla media delle partecipanti (e di certo a quella di Atalanta e Bologna), in Europa, la mancanza di concentrazione la si paga a carissimo prezzo. In Ucraina gli azzurri hanno iniziato a giocare solamente una volta passati in svantaggio e sul 2-0 hanno mostrato temperamento e determinazione che sono mancati per più di un'ora.

Le scelte di Sarri.

Poco turn-over, ma sbagliato.

Storicamente Maurizio Sarri non fa molto affidamento sul turn-over, preferisce gli stessi interpreti, affidarsi ai giocatori che ritiene essere più idonei ai propri schemi e alle proprie volontà. Da qui, un Napoli spesso simile a se stesso, nelle idee e nelle giocate ma anche una squadra capace di poter esprimersi quasi a memoria. Eppure, all'esordio di Champions qualcosa è cambiato, con Milik in avanti dal primo minuto e un centrocampo che proponeva un avanzatissimo Diawara, puntando sulla linea Zielinski-Hamsik per contrastare gli ucraini.

Il vuoto in mediana.

L'idea primordiale era di poter esprimere il proprio gioco anche a Donetsk, aggredendo gli avversari con una punta di ruolo (Milik), i classici laterali a sostegno (Insigne e Callejon) e un centrocampista di corsa (Diawara) dedicato più alla fase offensiva che difensiva. Ne è nato un Napoli bello solamente sulla carta, con lo Shakhtar che proprio in mediana è riuscito a trovare gli spazi per le ripartenze: il primo gol non ha caso ha visto la difesa partenopea subire l'avanzata avversaria senza che dal centrocampo vi fosse stata le benché minima resistenza.

Il dualismo Milik-Mertens.

L'azzardo Milik.

Milik dal primo minuto è stata una scelta voluta e ponderata. Nessun ballottaggio: Sarri aveva definito la titolarità del polacco senza pretattiche. Un'idea precisa per scardinare lo Shakhtar, anche perché un anno fa proprio Milik era stata la fortuna del Napoli in Coppa, prima del gravissimo infortunio. Ma in Ucraina, il polacco non si è dimostrato pronto, facendo rimpiangere Mertens.

La Mertens-dipendenza.

Proprio il belga è stato gettato nella mischia a risultato compromesso. Andando a intensificare l'avanti azzurro, insieme a Callejon, Insigne e lo stesso Milik. Una trazione anteriore che ha generato più confusione che occasioni.Si sperava nell'"effetto Dybala" come per la Juventus, che non c'è stato. Eppure la Mertens-dipendenza è conclamata ma se anche il belga non riesce a girare a pieni giri, da risorsa si trasforma in difetto.

Il ruolo di Hamsik.

Fuori forma ma essenziale.

"Mertens doveva riposare, Hamsik non è brillantissimo". Sarri non si è nascosto dietro alle proprie scelte ma ne deve fare altre. Il capitano per l'ennesima volta è stato tolto dopo un'ora di gioco, non brillante. E puntualmente il Napoli si è disfatto in mediana. Segnale inequivocabile che anche se gioca sotto i propri ritmi, Hamsik è importante per le geometrie della squadra. Ma anche lui deve ritrovare la migliore condizione.

O dentro o fuori, che Sarri decida.

In settimana c'è stato il ‘caso' del procuratore del capitano che si è lamentato delle costanti sostituzioni, a suo dire ‘deprimenti'. Anche a Donetsk è andato in scena il girotondo delle sostituzioni con il centrocampista uscito al 60′. E qui Sarri deve prendere una decisione e assumersi la responsabilità: o Hamsik è fuori forma e deve riposare, o la deve trovare giocando fino al 90′. A intermittenza fa il male del giocatore e della squadra.

Il ‘tradimento' dei big.

Sarri lasciato solo.

La sconfitta di Donetsk è figlia di un collettivo sotto tono, incapace di reazione di fronte alla prima grande difficoltà stagionale. Serviva esperienza da dare anche a mister Sarri che in campo internazionale se la sta costruendo. Da Reina ad Albiol, da Hamsik a Mertens, Callejon e Insigne. Eppure tutti hanno spento la luce, probabilmente credendo di rimettere le cose a posto entro il 90′.

L'errore di Reina.

Se a ciò si aggiungono anche degli errori che non possono essere commessi in campo internazionale, l'obbligo è di ritrovare la concentrazione massima a livello mentale. Sul secondo gol – determinante ai fini del risultato – l'uscita a vuoto di Reina ha inciso sia sul tabellino che sulle certezze dei compagni. E da un leader come lo spagnolo, lo sbaglio è doppiamente grave.