Per espugnare il Santiago Bernabeu nella notte da Oscar madrilena sarebbe servita la partita perfetta, incredibile, epica. Invece timori reverenziali, forza dell’avversario, scelte rivedibili (?) e inediti errori in fase di impostazione hanno condizionato una gara che, seppur persa, lascia qualche barlume di speranza qualificazione. Una speranza da alimentare nelle prossime tre settimane che separano gli azzurri dall’appuntamento del 7 marzo al San Paolo riprendendo quel discorso, interrottosi ieri sera, che aveva reso ai partenopei 18 risultati utili consecutivi. Così, in vista della battaglia campale di Fuorigrotta, passiamo in rassegna i possibili aspetti, tattici e mentali, che – al netto della potenza dei blancos – il Napoli deve assolutamente correggere per cercare di realizzare un sogno, una missione, al momento, se non impossibile molto difficile.

La sofferenza di Zielinski, Allan prende quota.

Alla vigilia del match mister Sarri aveva dichiarato di volere vedere il solito Napoli sfrontato, incosciente e voglioso di imporre il proprio consueto gioco. Per farlo e quindi assolvere al dovere di giocare, come si dice in gergo, a viso aperto, il toscano ha schierato dal primo minuto l’ottimo incursore polacco Zielinski. A conti fatti però, dietrologia a parte, l’ex Empoli non è riuscito né a garantire una pressione importante in fase difensiva né le sue ormai celebri sortite offensive in quelle imperiali transizioni offensive che spezzano in due le retroguardie avversarie.

Così il numero 20 partenopeo ha vagato per il campo senza incidere, stretto nella morsa della sontuosa mediana madrilena, finendo per confermare la sensazione iniziale: Allan, almeno dal primo minuto, in queste partite, diventa fondamentale. Al ritorno quindi, anche per interrompere sul nascere la manovra “galattica” potrebbe esserci il pugnace centrocampista brasiliano a mordere le caviglie del Real e a lanciare la remuntada azzurra.

Errori

Errori di impostazione, non il solito Napoli.

Il Napoli visto ieri al Santiago Bernabeu ha avuto, strano a dirsi, seri problemi in fase di impostazione. E sì perché la pressione alta del Madrid e la contestuale serata non di grazia, in termini di ripartenze dalla propria area di rigore, di alcuni interpreti azzurri ha portato il Napoli a sbagliare tanti, tantissimi passaggi. Basti pensare che sui 178 scambi tentati dai vari Hysaj, Albiol, Koulibaly e Ghoulam, solo 62 (esclusi i cross) sono arrivati con precisione a destinazione. Uno score non proprio eccezionale e che, alla lunga, paghi con palloni facilmente recuperati dagli avversari (vedi il gol di Casemiro), in questo caso, i famelici campioni del Real. Urge, al San Paolo, maggiore carattere e coraggio, quel coraggio che il catino di Fuorigrotta può infondere e regalare agli alfieri azzurri.

convinzione

Scarsa convinzione, le gambe tremano al Bernabeu.

In sede di presentazione del difficile match di Madrid avevamo ipotizzato un effetto Bernabeu positivo, un effetto Stendahl al contrario con tanti azzurri che, al cospetto delle stelle Merengues, all’appuntamento con la storia, avrebbero tirato fuori tutta la grinta, la garra, la “cazzimma” possibili. E invece, malgrado il vantaggio iniziale da antologia del furbo, scaltro e beffardo scugnizzo partenopeo Insigne, il resto della sfida è stata appannaggio del Real con tante, troppe occasioni nelle quali la differenza di esperienza si è fatta sentire eccome. Un divario in termini di tranquillità ed abitudine a giocare questo tipo di partite con giocate molto più fluide, razionali e lucide da parte di Ronaldo & co. Un cambio di atteggiamento, di mentalità se vogliamo, dunque, necessario nella sfida di ritorno con maggiore convinzione, determinazione e rabbia sportiva.

Mertens

Alternative tattiche, azzurri a tratti prevedibili.

Nella fase iniziale del match il Napoli ha dimostrato, con i soliti triangoli stretti, con lo stratagemma del passaggio corto-lungo (scambio stretto e verticalizzazione per la punta che si inserisce) e i tagli centrali di Insigne che aprono lo spazio per Ghoulam di poter far male, e in diverse circostanze, al Real. Quando però la compagine di Zidane, nella seconda parte della sfida, ha cominciato ad attendere il Napoli nella propria metà campo per poi ripartire, sono cominciati i problemi con tanto possesso palla sterile (solo 7 passaggi chiave), errori marchiani (92 passaggi sbagliati sui 592 tentati) in fase di costruzione e soluzioni tattiche bloccate.

Milik

Dal 4-3-3 al 4-2-3-1.

Una condotta che ha poi convinto Sarri a modificare, specie nella parte conclusiva della partita, a modificare l’assetto di gioco con il 4-2-3-1 di beniteziana memoria. Per il ritorno dunque, il tecnico toscano, di là dal variare il modulo che tanti benefici ha garantito finora, dovrà escogitare una qualche "diavoleria" (magari Allan dall’inizio) per presentarsi all’avversario con maggiore imprevedibilità ed efficacia.