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Montolivo, Higuain e quelle bestemmie che tornano addosso a chi le lancia

“Una carezza a chi mi vuole morto” è stata la replica del milanista agli insulti dei tifosi che hanno gioito per il suo infortunio. A Napoli un rapper si esalta cantando contro il Pipita. A giudicare da quanto accaduto a Milik, sarebbe stato meglio tenere la bocca chiusa.
A cura di Maurizio De Santis
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Una carezza a chi mi vuole morto. Così Riccardo Montolivo ha risposto agli hater di professione disseminati nella Rete, agli imbecilli che esultano per il male capitato ad altri, a coloro che – senza vergogna – gioiscono perché un avversario si spacca il ginocchio e finisce fuori causa oppure si augurano che provi tanto dolore come pegno dello sgarro perpetrato. E' il caso di una parte di sostenitori del Napoli che non hanno ancora elaborato ‘il lutto' per il trasferimento di Higuain alla ‘vecchia signora'. Anzi, nei confronti del ‘Pipita' è ancora viva la profonda avversione alimentata sia dalla rivalità sportiva accesa contro ‘l'odiata Juventus' sia dall'atteggiamento avuto dal calciatore che svolse le visite mediche in gran segreto e disse sì al corteggiamento dei bianconeri pochi giorni prima di presentarsi nel ritiro azzurro dopo la Copa America.

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Una frangia di tifosi partenopei quell'onta non l'ha dimenticata, non può e non vuole dimenticarla. E c'è chi, come il rapper di Secondigliano EnzoDong, fa fortuna – o almeno ci prova – definendo canzone un'accolita di insulti ed epiteti irripetibili rivolti all'attaccante argentino considerato un traditore. Avete presente la damnatio memoriae, ovvero la cancellazione di ogni traccia di un popolo/persona/famiglia così che il ricordo non possa essere tramandato ai posteri? Ecco, il senso è più o meno questo fino al punto di preferire ‘una squadra dove sono da solo piuttosto che avere in squadra Higuain'.

Il video del singolo postato su Youtube ha raggiunto circa 120mila visualizzazioni in poche ore. Un infame, così viene dipinto l'ex Real dal cantante che si esibisce con alle spalle scenario e coreografie suburbani: balla tra cassonetti, auto del quartiere in sosta e ragazze che lo circondano a ritmo di quel sound metropolitano che si esalta quando in primo piano compare un ragazzo che indossa la maglia del capitano, Hamsik, e poi sprigiona livore nel ricordo del Pipita. "Mi diverto solo se a morire è un Higuain", con l'articolo indeterminativo che un po' fa la differenza ma è una goccia in un mare di iniquità.

Ha davvero un senso tutto ciò? Si può arrivare a disprezzare a tal punto un giocatore da augurargli – secondo la vulgata comune ai sostenitori più rancorosi – che finisca sotto i ferri e in un letto d'ospedale? Possibile che a Montolivo – contestatissimo – come al Pipita – sotto il Vesuvio identificato quale emblema del tradimento – debbano essere riservati atteggiamenti di questo tipo? Un vecchio adagio recita: ‘chi vuole il male degli altri, il suo è dietro la porta'considerato quanto accaduto a Milik (rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio sinistro, operazione e ritorno in campo tra 6 mesi) forse sarebbe stato meglio tenere la bocca chiusa. Perché quegli improperi sono tornati indietro con gli interessi.

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