Valverde torna all'antico. Quella che sembrava una scelta temporanea, vista l'assenza di Suarez nelle prime due giornate, diventa il centro della filosofia del nuovo tecnico. Anche dopo il rientro dell'uruguayano, infatti, Messi rimane “falso nove”, ruolo in cui lo inventò Guardiola il 2 maggio 2009, spostando per la prima volta Eto'o largo a sinistra, e che avrebbe interpretato fino al 2014, proprio fino all'arrivo di Suarez.

Messi falso 9.

Nel 5-0 all'Espanyol, Messi si è regalato la 38ma tripletta blaugrana, la 27ma nella Liga (secondo solo dietro Cristiano Ronaldo), diventando il miglior marcatore nella storia del derby catalano (16 gol). Riportarlo al centro dell'attacco del Barcellona ha le sue ragioni, che la ragione ben conosce. Come rivelano i dati Opta, infatti, dal 2009 ha creato 778 occasioni nella Liga: nessuno ha saputo fare meglio. Per confronto, Cristiano Ronaldo è solo decimo a 153.

Più associativo, l'argentino ha segnato almeno due gol in 10 delle ultime 15 partite in campionato e interpreta la visione di calcio che Valverde ha appreso negli anni da calciatore a Barcellona. “La cosa più difficile in un match facile è far giocare male un avversario più debole. Per farlo devi aumentare il ritmo di gioco, perché i giocatori meno validi sono quelli che sotto pressione perdono il controllo”.

Già a Bilbao, il 4-2-3-1 diventava 4-2-2-2 in fase di non possesso, con le linee strette e un'occupazione del campo che procede per tutta l'ampiezza e un costante triangolo fra l'ala, il centrocampista centrale più vicino e il terzino che sovrappone. Un blocco alto, che riduce lo spazio di manovra per gli avversari in mezzo al campo. Ma può esporre la difesa in caso di ribaltamento rapido dell'azione con un lancio lungo per superare la prima linea di pressing alle spalle degli attaccanti.

I passaggi di Messi contro l'Espanyolin foto: I passaggi di Messi contro l'Espanyol

Come cambiano i movimenti di Suarez.

Contro l'Espanyol, Suarez ha completato 7 tiri ma ha toccato solo 32 palloni, di cui appena 4 all'interno dell'area. Ha lavorato molto sulla fascia sinistra, ha aiutato la transizione anche nella propria metà campo e galleggiato per tutta l'ampiezza del campo nella trequarti. Nel 4-3-3 asimmetrico di Valverde, Deulofeu è partito come l'esterno d'attacco tradizionale mentre Suarez mantiene un ruolo più ibrido, parte largo e taglia dentro quando Messi da centravanti di movimento arretra per far salire la difesa.

Col passare dei minuti, però, diventa chiaro come non sarà l'uruguayano il centro dell'attacco. Lo si vede chiaramente dalla posizione alle spalle di Messi in occasione del primo gol, con l'argentino che riceve in fuorigioco, e qualche minuto dopo da come va a coprire le spalle di Rakitic che intanto accelera palla al piede e triangola con Messi: l'azione sfuma, ma il paradigma non può essere più chiaro.

Le zone di azione di Suarez nell'ultima partita di campionatoin foto: Le zone di azione di Suarez nell'ultima partita di campionato

La libertà di Rakitic.

Di fatto Valverde non è andato, come era logico aspettarsi con l'arrivo di Dembelé, a coprire il vuoto lasciato dalla partenza di Neymar. Ma intorno a quell'assenza ha costruito un'asimmetria affascinante, con Jordi Alba che spinge sui cambi di gioco (vedi l'azione del 2-0) e per la seconda volta nella Liga serve due assist nella stessa partita.

La nuova struttura sta rigenerando Rakitic, che l'anno scorso sembrava avere i giorni contati a Barcellona. Completa 85 passaggi contro l'Espanyol, tutte le azioni sul centro-destra passano da lui. Non deve più coprire tutta la fascia, perché ha alle spalle Nelson Semedo, un terzino d'attacco che però ha buone qualità di copertura e garantisce comunque un uomo largo nelle transizioni positive.

Così Rakitic può scivolare verso il centro e tagliare dentro, con e senza palla, e ridisegna il suo modo di stare in campo. Recupera una parte del repertorio da numero 10 a Siviglia, sacrificato nelle ultime stagioni, e all'occorrenza va a strutturare il doble pivote con Busquets in fase di non possesso.

Le possibili contromosse di Allegri.

Contrariamente all'anno scorso, dunque, la chiave della partita della Juventus non sarà più sul fronte sinistro dell'attacco. Alex Sandro, infatti, avrà di fronte più spesso Rakitic e in qualche occasione Iniesta, quando rimane largo (se non ci saranno sorprese di formazione), che però mantiene meno la posizione in copertura.

La ricerca della densità sul centro-destra, settore dove contro l'Espanyol si è posizionato anche Dembelè, che avrebbe dovuto essere il sostituto naturale di Neymar a sinistra nel tridente d'attacco, garantisce però più libertà di manovra a Douglas Costa o eventualmente Cuadrado. Sarà essenziale per la Juve, una volta recuperata palla, ribaltare presto l'azione in quella zona per costringere i blaugrana a scorrere in ripiegamento e andare a coprire quel vuoto, e intanto liberare spazio in mezzo, fra le linee, per le incursioni in appoggio di Dybala che cerca il 50mo gol con la maglia della Juventus.

Obiettivo: pressare Iniesta.

L'altro obiettivo del trio di centrocampo bianconero è andare a pressare forte su Iniesta. Non cambia la forma, è sempre così quando si affronta il Barcellona, ma cambia la sostanza. Nel 4-3-3 di Valverde, Iniesta soffre. Contro l'Espanyol, con Suarez che taglia dentro, Iniesta da una parte è chiamato a garantire l'ampiezza con Rakitic, dall'altra deve mantenere la consueta influenza nei semi-spazi.

Si muove più avanti rispetto a quanto gli chiede Lopetegui in nazionale. E non a caso con la Roja Iniesta si esprime meglio: può lasciare a Asensio, Silva e Isco il compito di occupare gli ultimi trenta metri. In questa evoluzione del Barcellona, invece, Iniesta è chiamato a occupare lo spazio fra il centrocapo e la linea d'attacco, che rimane comunque staccata nonostante i tagli fuori di Messi. Ma col passare degli anni, è più difficile chiedergli di attaccare quello spazio con la palla e questo potrebbe spingere Messi ad agire di fatto da numero 10 con Suarez a quel punto, con precisione letterale, “falso nove”.

Ecco perché è importante pressare alto su Iniesta, interrompere la catena fra centrocampo e attacco. Soprattutto per una squadra come la Juve che fa bene densità in difesa, che non concede troppa libertà di manovra agli attaccanti avversari e tende a mantenere il controllo dei semi-spazi anche nella propria metà campo. Il quarto di finale dell'anno scorso è già storia. Questa sarà una partita diversa, nella forma e nell'interpretazione. L'anello di congiunzione fra il moderno e il futuro.