Claudio Lotito è tornato a parlare di Keita Balde, il giocatore al centro delle trattative di mercato dell'ultima estate che alla fine ha ceduto alle lusinghe del Monaco capace di superare le offerte di Juventus e Inter. Proprio sull'argomento il presidente della Lazio ha ribadito la propria verità spiegando i motivi reali per cui ha ceduto l'attaccante all'estero. Nessun sgarbo o al giocatore o alle concorrenti in Serie A ma semplicemente la voglia di dimostrare ancora una volta di non doversi chinare alle dinamiche di chi, con i soldi pensa di poter gestire il mondo.

Lotito, Keita e la Juventus.

Il pugno di ferro di Lotito.

Lotito non fa nomi e cognomi ma i riferimenti sono chiarissimi soprattutto nei confronti dell'odiata Juventus, rea di aver provato ad estorcere un giocatore alla Lazio offrendo metà del suo reale valore sulla convinzione che essendo a fine contratto potesse essere svenduto. Ma Lotito ha saputo tenere duro e alla fine la ragione l'ha avuta il numero uno dei capitolini che ha totalizzato una cessione da 30 milioni di euro con il Monaco negli ultimi giorni di mercato.

L'estorsione della Juventus.

Lotito non ci sta e a distanza di alcune settimane ritorna sul tema: "Secondo il comune sentire Keita avrei dovuto perderlo perché in scadenza di contratto. Io sapevo che c'erano diverse offerte, ma il giocatore voleva andare solo in una squadra. E questa squadra però mi offriva il 50% del valore del giocatore. Siccome mastico diritto, per me questa è un'estorsione e non ho accettato".

Il precedente con Pandev e l'Inter.

Dopotutto non è la prima volta che Lotito si ritrova a dover gestire un caso del genere. Il patron della Lazio ricorda un caso molto simile, quando a gennaio 2010 cedette Goran Pandev all'Inter di Mourinho. "Secondo la logica comune era meglio prendere poco piuttosto che nulla. Eppure ho fatto la stessa cosa per Pandev. Quando mi proposero meno di quanto fosse il reale valore del giocatore risposi che per me zero o l'importo proposto era uguale, e che l'elemosina si fa domenica in chiesa".