Jamie Vardy non è un calciatore come tutti gli altri. Il classe 1987 non aveva certo le stigmate del campione, ma ha saputo a suon di sacrifici, grinta, e temperamento raggiungere livelli altissimi conquistando il palcoscenico calcistico internazionale con un ruolo da assoluto protagonista. Impossibile dimenticare le 24 reti segnate in 38 partite nella scorsa stagione, quando agli ordini di Claudio Ranieri ha trascinato a suon di gol il Leicester alla vittoria di un’incredibile Premier League. Un sogno quello del bomber che fino al 2010 giocava nei dilettanti, lavorando anche in fabbrica per potersi mantenere, che ha stuzzicato diversi registi pronti a trasformare la sua vita in un film.

Le accuse di tradimento a Ranieri.

Una stagione memorabile che gli ha permesso di conquistare anche la maglia della nazionale inglese a Euro 2016, rifiutando anche una proposta di mercato dell’Arsenal. Vardy è rimasto al Leicester dove ha potuto giocare con maggiore continuità anche in Champions, sempre con Claudio Ranieri con il quale però qualcosa sembra essersi incrinato. L’attaccante infatti è stato tra i primi giocatori accusati di aver “complottato” per mandare via il manager offrendo prestazioni deludenti in campo. Un rendimento poi improvvisamente cambiato dopo l’addio del manager italiano sia per il giocatore che per la squadra.

Il feeling con Shakespeare.

Ai microfoni del Daily Mail, Vardy in una lunga intervista ha ancora una volta smentito il tutto, spiegando le difficoltà del suo rendimento iniziale legate anche alla frustrazione per i pochi gol: "La mia condizione di forma all’inizio di questa stagione ha prodotto in me frustrazione. Può succedere agli attaccanti quando non segnano. Credo che avrei potuto segnare di più”. Le parole sul nuovo mister Shakespeare però sembrano un messaggio sul suo predecessore: "Non è cambiato per niente: è la stessa persona che mi aveva accolto nel 2012. Lo chiamiamo ancora Shakey. Non crea distacco tra gruppo e staff tecnico, si comporta allo stesso modo di quando era un assistente".

Vardy e il "goccino di Porto"

E a proposito di rendimento, certamente non hanno influito su questo le sue curiose abitudini, comprese quelle relative all’utilizzo di bevande tutt’altro che convenzionali per un calciatore. Il suo metabolismo velocissimo però gli permette anche degli stravizi, come confermato anche in passato da un’alimentazione tutt’altro che standard durante gli anni del lavoro in fabbrica: "Ho avuto solo modo di assicurarmi di mantenere il mio ritmo. L’età è solo un numero e sto ancora correndo tantissimo, come se potessi continuare per sempre. Mi sento giovane. Le mie abitudini? Devo bere una Red Bull al mattino, ne sento bisogno. Un goccino di Porto? Ogni tanto ci può stare. Fino a che età giocherò a calcio? Si tratta solo di un numero, conta sentirsi bene. Oggi mi sento ancora giovane".

Il mistero dei pugni in faccia.

E a proposito di cose strane, spesso e volentieri in campo Vardy è stato immortalato mentre si prende improvvisamente a pugni in faccia da solo. Un atteggiamento che ha incuriosito avversari e addetti ai lavori, che si sono chiesti il motivo di questa reazione così plateale. Il centravanti ha spiegato così: "I pugni in faccia? Lo faccio sempre, è solo frustrazione, d’altronde è meglio che mi colpisca da solo e che non mi sfoghi con qualcun altro. Mi sono ferito al labbro in diverse occasioni". E proprio la sua grinta e il suo piglio hanno impressionato e non poco Diego Simeone che ha avuto modo di vederlo da vicino in occasione del confronto di Champions League. E chissà che in futuro proprio il Cholo non presenti un’offerta al Leicester per tentare di portare alla sua corte, il calciatore operaio.