Massimo Troisi in un suo famosissimo film diceva di voler ricominciare da tre, nella vita e nel calcio rumeno la Steaua ricomincia da 58 e, in aggiunta, dalla quarta, forse dalla quinta, divisione. Il più forte, glorioso, blasonato e ricco club dell'ex repubblica socialista, infatti, torna, in una sorta di eterno ritorno nietzschiano, alle origini, in particolare all'esercito. Il contenzioso legale fra il presidente, patron e plenipotenziario del football di Bucarest e dintorni Becali ed il governo nazionale, peraltro già in atto da diversi anni (nel 2014 la Corte Suprema aveva invalidato l'acquisizione della squadra da parte del magnate negli anni '90), ha avuto fine negli ultimi giorni con la decisione del tribunale che ha costretto l'ormai ex proprietario a cedere denominazione, stemma, colori sociali e storia proprio al ministero della difesa. Una decisione, questa, che va a modificare la geografia del pallone nel paese con due diverse squadre, due singole entità che derivano dalla gloriosa Steaua capace di vincere, fra gli altri trofei, anche la Coppa dei Campioni nel 1986.

Dalla nascita alla Coppa Campioni (1986)

Nata nel 1947 come Asociatia Sportiva a Armatei (Associazione sportiva dell'esercito) la Steaua anno dopo anno è diventata la squadra più forte del paese con successi epici, trionfi leggendari e campioni a "km zero". Un'ascesa inarrestabile in patria che, dalla firma del decreto di fondazione da parte del generale Mihail Lascar ad oggi ha portato ai tifosi rossoblu 26 campionati, 22 coppe rumene, 6 Supercoppe, 1 Supercoppa UEFA e 2 Coppe di Lega. Un palmares ricco, aureo, fulgido, splendente nobilitato dalla "Champions" dell'86 contro il Barcellona di Terry Venables al Sanchez Pizjuan. Una vittoria da annali del calcio con il portiere Duckadam che riuscì a bloccare, dopo i tempi supplementari, tutti i penalty calciati dagli azulgrana consegnando così il trofeo al club di mister Emerich Jenej. Una squadra attendista, catenacciara, spigolosa ma con talenti come Iordanescu, Lacatus, Belodedici, Piturica, Maejaru e tanti altri che guidarono il club verso la gloria.

La caduta di Ceausescu e la privatizzazione.

Dopo il successo dell'86 la compagine di Bucarest perde poi la Supercoppa Intercontinentale (a Tokyo per 1-0 contro il River Plate) ma, allo stesso tempo, porta a casa la Supercoppa UEFA in finale con la Dynamo Kiev di Lobanovski grazie alla rete di un giovanissimo Gheorghe Hagi (il “Maradona dei Carpazi”). La saga della Steaua in Europa non si esaurisce nella magica notte del Luois II con la successiva semifinale dell'87/88 persa contro il Benfica (0-0 e 0-2) e la dolorosa e sonante sconfitta in finale nel 1989 a Barcellona contro il Milan di Sacchi (4-0 con reti di Gullit e Van Basten). Dalla caduta di Ceausescu però, la formazione del popolo, il club dell'esercito va in difficoltà.

L'eccentrico patron Becaliin foto: L'eccentrico patron Becali

I soldi sono pochi, i debiti tanti e nessuno sembra voler sanare lo storico collettivo fino all'intervento del politico e uomo d'affari George Becali. Un arrivo salvifico ma distante anni luce dallo spirito e dai valori fondanti delle origini. Sotto la presidenza dell'eclettico magnate però, in patria le cose continuano ad andare nel verso giusto con 12 titoli nazionali, 7 Coppe di Romania, 6 Supercoppe e 2 Coppe di Lega. La condotta di Becali con la “cessione” della società a parenti stretti per consentirgli di gestire ancora la procura di tanti campioni rumeni (Lobont, Contra o Chivu), le sue liti per l'affitto dello stadio cittadino, le accuse di corruzione e finanche un arresto convincono l'esercito ad intervenire, non con le armi s'intende. L'accusa mossa nel 2011 è quella di non aver estinto i debiti del club e di non aver versato diversi arretrati: insomma è "guerra".

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Il futuro è ancora nebuloso.

Dal 2011 la contesa a colpi di carte bollate è terminata pochi giorni fa con un difficile verdetto: la Steaua è dell'esercito e ricomincia (non da tre) da 58 con la Csa Steaua gestita dal colonnello Cristain Petrea mentre la compagine di Becali è stata costretta a cambiare nome in FCSB (Fotbal Club Steaua Bucarest ma il doppio senso porta a Sportiv Becali) con i tifosi che irrimediabilmente si dividono, chi con la storia (vedi anche l’ex Lacatus, divenuto ds della nuova realtà) e la maglia chi con la prima divisione e le competizioni europee (come l’ex portiere Duckadam). E mentre Hagi glissa, la città ed i tanti supporters vivono un dilemma shakespeariano, il caos abita a Bucarest.