La FIGC compie 115 anni
La nuova Giunta del Coni ha sbloccato il 15% dei contributi alle Federazioni per il 2013 (circa 22 milioni dei complessivi 150 milioni stanziati) che erano stati congelati dalla gestione precedente. La fetta più grande della torta va alla Federcalcio che scarta un dono molto gradito: 9.3 milioni di euro per un totale di 62.5 (già ripartiti a ottobre scorso 53.160.462 euro). Il neo presidente Malagò l'ha definito un atto dovuto, la Figc ringrazia. Regalo migliore per il compleanno non poteva auspicare. Di anni ne compie 115, gli ultimi passati a scrollarsi di dosso il corredo accessorio di scandali e inchieste. Il calcio italiano ha un menù scarno di vittorie ma un piatto abbastanza ricco rispetto a risultati modesti e a un'immagine compromessa. Come dare caramelle a un bambino che fa il monello per tenerlo buono. E noi ne abbiamo la pancia piena.
Zingari delle scommesse, mercanti di Singapore, tifosi della bolletta (anche a costo di scommettere contro la propria squadra). Pentiti del giorno dopo, a orologeria, credibili un po' sì e un po' no, incoraggiati a rendere dichiarazioni, beneficiari di sconti di pena. Patteggiamenti generosi, multe tutto sommato solvibili e alla portata di (quasi) tutte le tasche. Una buona parte di assoluzioni, qualche condanna (Conte) che suscita perplessità: tra le tante, non si capisce se la colpa è dimezzata come mai non lo sia anche la sanzione. Sarà per questo che nei successivi gradi di giudizio quasi la cancellano. "Non poteva non sapere", refrain che rimbomba, ciclicamente, nelle aule dei tribunali. Giudici che, ansiosi di far sapere, spiegano le ragioni d'una sentenza prim'ancora che ne vengano pubblicate le motivazioni. Riabilitazioni a posteriori (Cannavaro, Grava e il Napoli), capi d'imputazione, indizi e teoremi d'accusa che non trovi nemmeno nella scatola di Cluedo.
Calendari a cappella, presidenti col cappello e senza il becco d'un quattrino. Trattative al risparmio, operazioni di mercato molto simili allo scambio di figurine (Gabbiadini, Immobile, Pazzini per Cassano), Borsa del campionato al ribasso. Solita spartizione della torta dei diritti tv, sempre una boccata d'ossigeno in tempi di magra. Pochi talenti: qualcuno è andato all'estero stimolato più dai soldi degli sceicchi che dalla grandeur dei club, ma non sembra farsi rimpiangere; altri sono volati via non solo per questioni d'ingaggio (Verratti, Borini). Qualcun altro ancora (De Rossi) ha chiarito che al cuor non si comanda e alle proposte indecenti si può anche dire no senza passare per fessi. Baciatori di maglia (Fantantonio), cavalli di ritorno (Pazzini) e qualcuno di razza (Insigne) pronto a esplodere. Allenatori con un Diavolo per capello, quelli che dal Nido d'Uccello sono caduti e non hanno ancora imparato a volare (Mazzarri), altri chiamati a vincere qualcosa e finalmente a lasciare il segno (Zeman), poi sedotti e abbandonati. Altri ancora in cerca d'autore (Stramaccioni, Montella, Guidolin) perché ripetersi è la prova più difficile.
Soliti stadi, nell'attesa che la nuova legge esca dalle segrete del Palazzo. Solito governo del calcio: sempre meglio tirare a campare che tirare le cuoia. Solita giustizia sportiva che impartisce pene con libera estensione interpretativa delle norme rispetto alla gravità degli episodi in esame. Due pesi e due misure, basta darci un'occhiata: 10 mila euro di multa per lo striscione offensivo dei tifosi della Lazio contro il presidente dell'Uefa, Platini; 30 mila euro per i cori a sfondo razzista verso un giocatore di colore della squadra avversaria, con aggravante di uso di raggi laser e lancio di accendini in campo; solo 4 mila, invece, per cori a sfondo razzista diretti a un giocatore di colore, non avversario e nemmeno in campo.
Solito polverone di sviste, polemiche e sospetti pari a tacchi, tacchetti e mezze tacche protagonisti del gran carrozzone circense. Quest'anno cominciato prima, nella finale di Supercoppa a Pechino: roba da guinness dei primati, visto che sei arbitri non sono stati in grado di tenere in pugno una partita. Trenta sul campo e Juve in trincea, non solo a difesa dello scudetto. Tutti contro la Juve. Il Milan tira la cinghia ma vince. L'Inter fa lo stesso, ma è un gradino più sotto. Il Napoli, almeno per ora, la parola scudetto ce l'ha solo sulla punta della lingua. La Roma è sempre capoccia, Zemanlandia è diventata un luna park di periferia. L'altra metà del cielo, la Lazio, prova a tener botta. La Fiorentina sta alla finestra. Zamparini ha battuto tutti i record, esonerando anche il Palermo dalla Serie A. Il Cagliari non ha uno stadio ma un presidente finito dietro le sbarre che per i tifosi è un eroe. Tanti auguri Figc, 115 anni sono tanti e in ogni ruga c'è un silenzio troppo duro da raccontare.