Una Champions League per continuare a giocare. E' il diktat che si è imposto Gigi Buffon il miglior portiere italiano e tra i più stimati al mondo che, alla soglia dei 40 anni, para e gioca senza tregua per difendere i colori della Juventus e della Nazionale. Un campione a 360 gradi capace di restare al vertice delle classifiche e con i bianconeri di dettare legge in Italia e in Europa. Proprio in campo internazionale, Buffon, ha trovato gli stimoli maggiori per continuare a scendere in campo senza aver alcuna voglia di salutare e ritirarsi. Prima vuole vincere la Champions League, il trofeo con cui sogna di ritirarsi dal calcio, da vincente.

Lode dalla Germania – La sua bravura è riconosciuta in tutto il mondo e il nome di Buffon è sinonimo di garanzia tra i pali, tanto che in Germania, il settimanale Kicker gli ha dedicato intervista e copertina. Una carriera strepitosa, che non accenna a concludersi perché la voglia di giocare c'è ancora ed è tanta. Figlia di stimoli giusti, una vita da vero professionista e la capacità di rimanere ad altissimi livelli restando il numero 1 della Nazionale e della Juventus. Con i bianconeri l'obiettivo principale dichiarato è la Champions League, mentre nella Nazionale di Ventura sono i prossimi Mondiali, gli ultimi.

Obiettivo Champions – Traguardi non da poco ma ampiamente raggiungibili. Se con l'Italia, la garanzia di arrivare all'appuntamento iridato del 2018 è scontata (al netto di eventuali infortuni), il vero ostacolo finale prima di ritirarsi resta la piacevole ossessione della Champions League. Che dovrà passare per le forche caudine della Catalogna e di un Barcellona di nuovo assoluto protagonista dopo la straordinaria rimonta per 6-1 al Psg: "Se avessi vinto la Champions sarei svuotato: mi sprona ad andare avanti, a migliorare, a vincere. Questa battaglia interiore mi porta forti motivazioni, da anni me lo chiedo e mi ritrovo sempre con la medesima risposta".

Il mestiere del portiere – Un portiere con le idee chiare, che ha costruito la propria carriera sul lavoro, il sacrificio e coltivando il proprio talento, anche nei momenti più difficili: "Quando caddi in depressione ebbi la forza di restare artefice del mio destino. Non presi farmaci e questo si rivelò la soluzione vincente per uscirne. Fare il portiere è difficilissimo, psicologicamente ti mette a dura prova sempre: non piuoi segnare, puoi solo subire, poche soddisfazioni, tanti rischi.  Ciò che mi mette più in difficoltà? Quando commetto errori grossolani, ci metto giorni per ritornare psicologicamente in forma".