L'inchiesta sulle presunte infiltrazioni della malavita all'interno delle curve sportive non si arresta. Le indagini e le audizioni in tribunale proseguono a ritmi serrati e anche il presidente della Juventus, Andrea Agnelli, dovrà comparire in tribunale a Torino il 15 maggio per essere ascoltato come testimone davanti al gup Giacomo Marson. Il gup Marson ha ammesso Agnelli come testimone al processo sulla base di alcune sentenze della Cassazione, del 2014 e del 2016, a seguito dell'esplicita richiesta dei legali di Saverio e Rocco Dominello, per aver optato per il rito abbreviato dei loro assistiti condizionato all’audizione di Agnelli e di Loris Grancini, capo dei Viking, altro gruppo ultrà della Juve.

Udienza richiesta per il 15 maggio – La richiesta dei legali dei Dominello è stata accolta dal gup perché in caso di richiesta di abbreviato condizionato, la prova integrativa (ovvero la richiesta di audizione di Agnelli e di Grancini) è considerata necessaria e indispensabile, anche perché la sede naturale della raccolta delle prove è il dibattimento, con le audizioni, e non il processo in abbreviato. Per questo il prossimo 15 maggio il numero uno bianconero siederà in tribunale per essere ascoltato.

Nessun interesse mafioso – Saverio Dominello aveva dichiarato nella scorsa udienza di essere stato un membro della ‘ndrangheta e di essersi dissociato nel 2012. Il figlio di Saverio, Rocco, è  indagato di 416 bis come il padre, ma ha sempre sostenuto di non far parte di alcuna cosca. Era un semplice membro del gruppo ultrà dei Drughi, motivo per il quale aveva incontrato anche Andrea Agnelli in incontri periodici durante l'anno, per motivi assolutamente estranei a interessi o ingerenze mafiose. "Quegli incontri erano per questioni non mafiose, noi questo vogliamo dimostrare. La procura non si è opposta alla nostra richiesta" hanno sottolineato i legfali dei Dominello: "Ci interessa sentire anche Grancini per far capire che i biglietti venivano consegnati in grandi numeri dalla società agli ultrà. Una cosa normale che però avveniva non per una questione di mafia".